No man is a island screenshot film

La pretesa di unicità

Analisi e riflessioni sul film “No Man is an Island“, di {movimentomilc}.

UN MANIFESTO ALL’UMANITA’

Il collettivo {movimentomilc} presenta un film che, attraverso un linguaggio sperimentale, disegna un potente affresco che parla dell’umanità, della presenza dell’uomo sul pianeta Terra.
Attraverso immagini di repertorio degli anni ‘40 e ‘50, presentate in una forma che ricorda un po’ il cinema sperimentale di Maya Deren e un po’ quello d’Avanguardia Futurista, nonché i macro-film di Andy Warhol, la pellicola mostra subito l’intento di voler riflettere sul tema della corporeità, presentata dapprima in movimento e poi in maniera statica, ferma e successivamente sezionata.

IL MODELLO EGEMONICO

All’inizio vediamo uomini che fanno acrobazie, salti e figure in coppia, che sembrano essere l’esaltazione di quella mascolinità che la società vuole imporci come egemone: prestante, sempre in movimento, alla costante ricerca della cura di sè. In un mondo come quello del Dopoguerra, in cui i mass-media iniziano ad imperare, c’è sempre meno spazio per l’individualità e una spinta sempre più forte verso l’omologazione, verso la standardizzazione dei modelli e dei comportamenti, di cui i mass-media sono il veicolo.

PROBLEMI DI ETICA

Un processo di questo tipo porta inevitabilmente a formulare dei giudizi anche sul piano etico, per cui tutti coloro che si conformano al modello sono nel giusto mentre gli altri vanno riformati. Dinamiche di questo tipo condizionano la vita di tutti i giorni e l’unica possibilità per uscirne sembra essere quella di prenderne atto e iniziare a contrastarle.
Ovviamente la società di cui si parla è quella occidentale, quella consumistica e capitalistica, al fine di criticarne la pretesa di porsi come unico modello possibile, modello universale, come se non ne esistesse nessun altro.

 

No man is an Island screenshot film

 

UN’UGUAGLIANZA IMPRESCINDIBILE

Il film va però oltre questa presa di posizione, affermando che ciò che accomuna tutti gli esseri umani va ben oltre l’aspetto sociale; attraverso immagini del corpo umano tratte dalla medicina e sezioni degli apparati riproduttivi maschili e femminili sembra ravvisare un’uguaglianza che è prima di tutto fisiologica, anatomica, e solo in un secondo momento comportamentale. Anche il titolo, No man is an Island, va in questa direzione: “nessun uomo è un’isola” ovvero, detto in altre parole, per quanto noi cerchiamo di differenziarci, di far emergere la nostra individualità, ci sarà sempre una matrice comune a tutti noi, un’origine intrinseca che non ci permette di essere unici, di separarci definitivamente dal resto del mondo, che non ci fa essere come un’isola.

IL RUOLO DELLA DONNA

Se la prima parte è dominata da figure maschili, la seconda parte sembra lasciare maggiormente spazio alla figura femminile, alla quale è riservato lo stesso destino della sua controparte: se prima viene mostrata nuda, in una chiara esaltazione della sua bellezza e della sua unicità, poi viene progressivamente spersonalizzata, privata gradualmente di tutti i suoi tratti fino a diventare una massa informe e infine a dissolversi nel nero.

DEATH DRIVE

Tema fondamentale nella seconda parte è anche quello della guerra, insieme a quello della tecnologia e più in generale del progresso, come due facce della stessa medaglia, due segni contrastanti della presenza umana sul pianeta. Se è vero che l’uomo sente questa infinita sete di sapere che porta al progresso, questa spinta per migliorare la vita sulla Terra, dall’altra parte vi è anche un forte impulso che lo spinge alla guerra, all’autodistruzione, una sorta di pulsione di morte o Death Drive, per dirla in termini freudiani. Queste due forze, inscindibili nella natura umana, costituiscono il fragile equilibrio su cui si regge la psiche umana e che guida tutte le azioni.

L’UMANITA’ ACCESSORIA

Per concludere, possiamo considerare il film come un trattato sull’umanità, in cui tutto ciò che noi consideriamo imprescindibile, ovvero l’uomo e la donna, ma anche la sessualità e la violenza, sembra essere invece un elemento accessorio, di cui la natura può fare a meno, come dimostrano le immagini delle formiche, o quelle dei fiori che sbocciano o ancora quelle finali del sole e dello spazio. Tutto continua in natura, rendendo cosciente l’uomo della sua totale insignificanza.

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