What makes us weaker, makes us closer

Il teaser dell’allestimento a C.AR.M.E.

L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.

(Italo Calvino, Le città invisibili)

“What makes us weaker, makes us closer / ciò che ci rende più fragili ci rende più vicini” è il titolo della mostra di Nicola Zambelli (membro della redazione di Open DDB e documentarista) organizzata a Brescia da C.AR.M.E., Bunkervik – rifugio delle idee e Cinema Nuovo Eden. La mostra prende il titolo dal progetto di ricerca iniziato dall’autore allo scoppio della pandemia nel marzo scorso. Durante i mesi più acuti della crisi sanitaria, l’autore ha documentato il più possibile ciò che stava accadendo a Brescia, sua città natale nonché uno dei territori più colpiti dal Covid-19 in quella fase.

Il teaser dell’allestimento a Bunkervik

La mostra prevedeva una serie di installazioni (C.AR.M.E.), un’esperienza immersiva (Bunkervik-il rifugio delle idee) e un documentario finale (Cinema Nuovo Eden).

L’opening di questa complessa operazione era previsto per il 5 Novembre ma, a causa delle recenti misure emanate dal Governo, ha dovuto negarsi al pubblico e tradursi in una serie di eventi digitali, il primo dei quali è stato appunto l’opening, trasmesso in streaming dalla sala vuota. L’obiettivo che ora la mostra si propone, è di rendere accessibili grazie alla rete le immagini e i racconti di cui si compone. Il tutto è stato dettato dall’urgenza di condividere tali narrazioni nel preciso momento della seconda ondata pandemica, con il rischio di un altro lockdown.

L’obiettivo prefissato dell’indagine era quello di scoprire “cosa rimane della città, una volta che la città scompare”.
La ricerca ha preso le mosse dalle strade e dalle piazze svuotate dalla presenza fisica delle persone, per poi concentrarsi ad interrogare i luoghi in cui si stava organizzando una resistenza attiva contro gli effetti della pandemia, per dare sollievo alle fragilità che venivano ad evidenziarsi nel contesto urbano

Ho scelto di mettere da parte per un attimo la videocamera per ritornare al mio primo amore, la fotografia. Il linguaggio video non mi sembrava adatto per raccontare quello che vedevo attorno: l’immobilismo della città non mi pareva la cosa più interessante da ritrarre e comunque la vedevamo già ampiamente rappresentata dai mezzi di comunicazione di massa, spesso con un abuso di riprese aree e spettacolari. Mi interessava vedere dove si fosse andata a nascondere l’umanità che caratterizza il nostro vivere civile, le piccole storie di resistenza che avrebbero permesso alla città di continuare ad esistere nonostante una calamità a cui non eravamo affatto preparati.

Nel corso dei mesi l’attenzione si è pertanto focalizzata a ritrarre quelle azioni, singole o collettive, volte a portare solidarietà e senso di vicinanza alle persone più fragili: centri diurni per senza fissa dimora, dormitori, case di riposo, ospedali, onoranze funebri ma soprattutto distribuzione di medicine ed alimentari, organizzate sia da enti come Croce Rossa che da comuni cittadini.

“Ad un certo punto mi ha colpito moltissimo l’esperienza di “Cibo per tutti – Carmine”, una rete sviluppatasi a partire dall’azione di singoli cittadini, che nel tempo ha raccolto il sostegno di decine di volontari con l’obiettivo di garantire cibo a chi ne aveva più bisogno.

“Cibo per tutti-Carmine” ha organizzato una rete di supporto alimentare in grado di confezionare dai 400 ai 600 pacchi alimentari per il fabbisogno di circa 1500 persone a settimana attraverso donazioni in denaro dei singoli o in natura da produttori e organizzazioni come l’Ortomercato di Brescia e aziende alimentari come Valle d’Oro o Centrale del latte di Brescia in una grande rete di solidarietà che tenuto in vita la città durante alcuni tra i mesi più difficili degli ultimi anni.

La videoinstallazione proiettata a C.AR.M.E. su tre maxischermi

What makes us weaker, makes us closer
[Ciò che ci rende più fragili ci rende più vicini]
Nicola Zambelli
Venerdì 6 Novembre 2020 – Domenica 10 Gennaio 2021

visitabile sui canali social di C.AR.M.E.

Leggi l’articolo del Corriere della Sera.

Guarda il servizio di Teletutto.

Guarda lo streaming della diretta.

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