Un viaggio tra Immaginario e “Progresso”

Analisi e riflessioni sul film “Low Cost Flocks“, di Giacomo Agnetti, prodotto da Magic Mind Corporation

RICONSIDERARE IL VIAGGIO

Il viaggio è un tema antico quanto l’umanità, da sempre presente in ogni epoca e ogni cultura, nonché topos letterario per eccellenza. Low Cost Flocks riattualizza il tema, rivedendolo alla luce dei nuovi contesti a cui esso si applica: il mondo dei social network, quello compagnie aeree low-cost, dei mass-media e delle guide turistiche.
Il film si apre con alcune testimonianze di viaggiatori standard, ma in poco tempo cambia registro, iniziando un’interessante riflessione di carattere sociologico e antropologico in cui anche la figura del viaggiatore viene sottoposto ad una revisione.

IL LEGAME CON I MEDIA

Per prima cosa si esaltano gli effetti positivi del viaggiare, visto come via di fuga dalla vita di tutti i giorni, dall’insoddisfazione di un lavoro e di una società che ci opprimono. In questo senso il viaggio significa libertà, sensazioni positive e leggerezza, che superano di gran lunga i momenti di sconforto dovuti alla lontananza da casa.
La questione si complica quando includiamo nel ragionamento i mass-media e i social. Attraverso i loro canali siamo inondati quotidianamente di immagini dai luoghi più disparati, immagini da tutto il mondo che inevitabilmente influiscono sull’inconscio degli utenti, arrivando a cambiare la natura stessa del viaggio.

NON PIU’ IL PIACERE DELLA SCOPERTA

Sempre più raramente infatti viaggiare significa scoprire luoghi sconosciuti, più spesso il viaggio consiste in una verifica, un controllo delle informazioni che si hanno già acquisito dalla fruizione dei profili social di amici. Si vuole costruire un racconto proprio, diverso da quello degli altri utenti, in un’ottica che è soprattutto competitiva, si vuole mostrare agli altri che anche noi siamo stati in un dato posto, senza prestare molta attenzione a ciò che si trova lì.

LA QUESTIONE DELLA FOTOGRAFIA

Altro discorso molto connesso a queste problematiche è quello riguardante la fotografia. Fin dalla sua invenzione, la fotografia ha aperto una serie di questioni riguardanti non solo il suo funzionamento ma anche tutte le implicazioni che la riproduzione fotografica ha avuto sullo statuto dell’immagine. Fotografare un determinato luogo o farsi fotografare davanti ad esso porta l’individuo ad appropriarsi, metaforicamente, del luogo stesso, ma il film apre ad una nuova e interessante prospettiva, si chiede infatti quale sia l’utilità di fare fotografie al giorno d’oggi, visto che in rete si trovano tonnellate di immagini dello stesso luogo, il più delle volte di qualità migliore, realizzate magari da professionisti. Si tratta probabilmente di un meccanismo di identificazione, o forse d’imitazione, insomma la volontà di sentirsi parte di un universo più grande e più complesso.

STORMI DI TURISTI

Sempre seguendo il filone dell’imitazione, i turisti vengono paragonati a stormi di uccelli (da qui il termine “Flocks” del titolo, appunto “stormi”) che si muovono in gruppo non solo per la compagnia, ma anche per scaricare le responsabilità decisionali sugli altri membri della comitiva. Come gli uccelli, anche i turisti restano uniti per imitazione, arrivando a costruire una massa compatta in cui tutti ragionano e si comportano nello stesso modo. Si spengono i propri cervelli per entrare a far parte di un unico organo cerebrale di cui li singolo individuo non è altro che una connessione neuronale fra le tante.
In realtà la figura del turista è molto diversificata: c’è chi non vuole sembrare turista, chi vuole evitare gli altri turisti e ancora chi è interessato alle aree più povere del Pianeta, considerate “più” autentiche.

AUTENTICITA’ E ASPETTATIVE

La questione dell’autenticità è molto delicata, spesso incontrare i nativi è un’esperienza deludente perché non sono come ci si aspetta. Incontrare un Masai in felpa e scarpe da ginnastica non ci soddisfa, anche se ormai gran parte dei Masai hanno uno stile di vita simile a quello europeo, tralasciando il disequilibrio dal punto di vista economico. Viceversa, un nativo che indossa abiti tradizionali e partecipa a funzioni rituali, anche se organizzate solo per i turisti e senza alcun valore religioso, piace molto di più perché è originale e autentico, anche se, come detto, magari di autentico ha ben poco. Oltre a tutto ciò, c’è da considerare anche l’impatto ambientale che l’arrivo di una quantità spropositata di turisti ha su un luogo che non è attrezzato per la sua gestione.

UN CONCETTO FLUIDO
Come si evince il tema del viaggio porta con sé una serie di questioni e tematiche correlate, non solo positive, che mostrano un panorama in continuo mutamento, parecchio suscettibile ai cambiamenti sociali e al progresso tecnologico, in cui il concetto di viaggio e quello di viaggiatore sembrano essere oggetti fluidi in grado di influenzarsi a vicenda.

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