Uccellacci ed uccellini: la disputa fra Sky e SIAE

Il 15 dicembre 2017 Siae pubblica sul proprio sito ufficiale questa nota.

X FACTOR: UNA SOLA NOTA STONATA

All’esito di uno spettacolo straordinario, denso di talento, emozioni, entusiasmo e soprattutto musica, resta una sola stonatura. Grave. E anzi, quasi paradossale.

Sono stati ringraziati tutti coloro che a X Factor hanno collaborato. Assieme a loro sono stati ringraziati anche gli autori . Sì perché senza gli autori di tutte quelle ore di musica utilizzate e trasmesse da X Factor, lo spettacolo non avrebbe potuto esistere.

Peccato però che Sky, con una decisione che non ha precedenti ha deciso di non pagare il diritto d’autore.

Ha cioè deciso che proprio quegli autori che hanno consentito l’esistenza stessa di X Factor, il talento, le emozioni, l’entusiasmo e soprattutto la musica che ne sono stati protagonisti, non saranno pagati per il lavoro svolto.

I protagonisti di X Factor non hanno stonato, sono stati bravissimi. Sky, invece, proprio no.

 

Ci troviamo davanti a uno scenario paradossale, inimmaginabile fino a qualche anno fa. La società che esercita monopolisticamente l’intermediazione del diritto d’autore in Italia ammette di non avere capacità di tutela nei confronti degli autori delle musiche eseguite durante il talent show.

A dirsi ora vittima di un sopruso è quella stessa società che non ha esitato a usare in modo quasi ricattatorio le prerogative di tale monopolio nei confronti delle novità che stanno scuotendo il mondo del diritto d’autore (da un lato, le piattaforme private concorrenti, dall’altro le licenze open). È inequivocabile il segno di una ridefinizione di questo mercato, stimato a livello nazionale intorno agli 800 milioni di euro l’anno [FONTE], che entra ora in una fase in cui la logica del più forte genera contraddizioni e conflittualità.

In mezzo a questa querelle tra big del mercato discografico, pare quasi inutile sottolinearlo, a farne le spese sono i lavoratori della cultura che oggi si trovano in bilico fra il vecchio impero giunto alla sua fase crepuscolare e un nuovo mondo turbo-capitalista, in cui finiscono per essere usati come carne da cannone nelle dispute fra gruppi di potere.

X Factor (Sky) e SIAE, uno scontro che non ci appartiene!

Non è un caso che Siae attacchi Sky proprio sul caso X Factor soltanto nel mese di dicembre, nonostante l’interruzione dei pagamenti della piattaforma televisiva controllata da Rupert Murdoch risalga a luglio 2017 e riguardi tutto il suo palinsesto, non solo il talent oggetto della denuncia pubblica. Il messaggio che Siae sembra voler trasmettere è: noi siamo lo sceriffo buono, l’unico baluardo possibile per gli autori, indifesi e sparuti come i campesinhos di un pacifico pueblo messicano, quegli autori che rischiano di essere spolpati dai nuovi falchi del mercato, banditi senza scrupoli. Quale terreno di battaglia migliore, allora, di un talent scout, che per sua natura ha che fare con giovani artisti emergenti, per sferrare il proprio attacco?

Ciò che a noi balza subito agli occhi e che amplifica il paradosso è proprio il riferimento agli artisti “piccoli, emergenti”, che implicitamente definisce i termini della querelle fra Siae e Sky. Riferimento, a nostro modo di vedere, vuoto e strumentale da parte di entrambe le fazioni. Per quanto riguarda X Factor, la strategia è chiara: mettendo in scena e spettacolarizzando il sogno del successo di giovani interpreti selezionati in tutta Italia, altro non fa che “provare il prodotto” prima di un qualsiasi investimento da parte dell’industria musicale. Una volta compreso come incanalare efficacemente i flussi economici e di attenzione verso qualche nuovo nome, della cui veloce obsolescenza ci si curerà ben poco, si può comodamente spegnere i riflettori su coloro che “non ce l’han fatta”: un meccanismo che, a costo zero, sceglie i frutti migliori, li gonfia di fertilizzanti per poi disseccare la pianta, trasformando così in un deserto la scena musicale italiana.

Ma veniamo agli auto-proclamati sceriffi, i difensori dei deboli e vulnerabili autori… Il ruolo di Siae negli ultimi decenni è andato chiaramente in direzione del tutto contraria alla tutela dei piccoli autori emergenti, facendo in maniera poco trasparente l’interesse di pochi grandi autori. L’effetto di Siae sulla musica “emergente” nell’ultimo decennio in Italia è testimoniato da uno studio del 2010 [FONTE1, FONTE2] (c’è da dirlo, di parte neo-liberista) che ben documenta gli squilibri nella ripartizione dei proventi Siae, del tutto inconsistenti per più della metà dei suoi iscritti.

A ciò si aggiunge una rigidità dei meccanismi di tutela, per cui il mandato Siae esclude ogni altra possibilità di licenza per qualsiasi opera dell’autore [FONTE], che certo non incoraggia la diffusione di musica.

Non siamo più quelli di una volta, sembra affermare Siae, cercando di dare massima voce alla retorica dell’ente-azienda del tutto ravveduto e rinnovato (una retorica convalidata dagli sforzi del Ministro Franceschini per “ammorbidire” in favore di Siae la direttiva europea Barnier che intendeva intervenire sul diritto d’autore per mettere fine ai monopoli nazionali).

Insomma, ad oggi lo sceriffo afferma di aver lasciato i propri giorni bui alle spalle; anzi, aggiunge che, per proteggere davvero i deboli della contea, ha bisogno che i suoi super-poteri non vengano messi in questione. Secondo il Presidente del consiglio di gestione Siae Filippo Sugar [FONTE]

Il monopolio di Siae fa bene al mercato. Aiuta la musica italiana, i produttori, gli editori e gli autori. Soprattutto quelli più piccoli che da soli non avrebbero la forza negoziale dei vari Fedez e di altri grandi autori”.

Rieccoli i piccoli autori, tirati in ballo per beatificare il monopolio in nome di una forza negoziale superiore. Quella stessa forza negoziale di cui Sky a quanto pare non si cura un gran che! Sebbene vi siano stati alcuni sforzi, in bilico fra buone intenzioni e cultural washing per rinnovarne i meccanismi di funzionamento, il sistema di pratiche connesso al mondo Siae è ancora profondamente discriminatorio nei confronti degli autori emergenti, a cui le battaglie che i grandi imperi stanno combattendo sulla loro pelle semplicemente non convengono. Sintomo di questa situazione da guerra di trincea è la chiusura di Siae nei confronti di qualsiasi sperimentazione che parli il linguaggio delle licenze Creative Commons, là dove a nostro avviso si potrebbe costruire un sistema economico più giusto, capace di restituire all’autore il valore del proprio lavoro.

Denuncia pubblica o tribunale? Uccellacci ed uccellini.

Le riflessioni che abbiamo espresso in questo articolo spiegano perché siamo interessati alla vicenda e curiosi di vedere come proseguirà: se Siae non porterà Sky in tribunale, ma si limiterà ad una semplice denuncia pubblica, ammetterà di conseguenza di non essere concretamente in grado di competere con il potere degli aggregati economici globali. Di contro continuerà a colpire proprio quelle “piccole” esperienze produttive e culturali che tanto dice di difendere. Con quell’atteggiamento perfettamente raccontato da Pier Paolo Pasolini in “Uccellacci ed uccellini”, agendo da forte con i deboli e da debole con i forti.

Dal nostro punto di vista il senso di questo scontro è quanto più interessante nel momento in cui possiamo, e dobbiamo, identificarci con la terza parte in causa. Quella che subisce, con sfumature diverse, tutte le conseguenze dello stra-potere di realtà come le due qui citate. Che si parli di musicisti, scrittori, registi, circoli, spazi per proiezioni o concerti… entrambi gli attori, Siae e Sky, rappresentano due soggetti ben situati all’interno delle logiche economiche e di potere che oggi ci relegano ai margini. Ci promettono opportunità, visibilità, tutela, ma agiscono poi all’esatto contrario, andando ad acutizzare le concrete disuguaglianze e allontanando tanti giovani professionisti dalla possibilità di un percorso artistico stabile, di alto livello, con il giusto riconoscimento di merito ed economico.