The Milky Way

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L’area su cui oggi insiste il confine italo-francese ha costituito davvero un limite, com’era nell’intenzione dei poteri che controllavano quelle aree, oppure sono state soprattutto zone di passaggio, di scambio di osmosi, laboratorio di esperienze e convivenza?
Se in effetti la frontiera tra Italia e Francia, seguendo in larga parte la linea alpina, è impressionante per le sue altezze, non è da nessuna parte (soprattutto dal punto di vista linguistico), un limite tra gli uomini delle montagne: i montanari del versante occidentale parlano lo stesso dialetto di quelli del versante orientale. Le relazioni commerciali, l’emigrazione, la transumanza, i legami famigliari, non sono stati mai interrotti: attraverso i colli i montanari mantennero vivi usi consuetudinari e millenari di chi non riconosceva quei confini, pratiche che travalicano tutt’ora i due lati delle frontiere. Una frontiera naturale ingannatrice che divide una unica popolazione montanara.

Essi vengono nottetempo accompagnati sino al confine da una guida di Bardonecchia e
poi si arrangiano a discendere. Naturalmente, dato l’inadeguato equipaggiamento, specie
se incontrano cattivo tempo, spesse volte non riescono a proseguire e muoiono sull’alto
versante francese. Due o tre al mese almeno lasciano la vita in questo modo.

Rapporto del 1946 da parte di un agente del SIM in cerca del relitto di un aereo americano
tra il Colle della Valle Stretta e Modane.

I territori delle Alpi occidentali sono interessati da millenni da rotte di immigrazione ed emigrazione. La storia più recente ci racconta come, a partire dall’emigrazione italiana del 900′, questi territori continuino a rappresentare luoghi di passaggio da una parte all’altra della frontiera. Se negli ultimi 200 anni sono stati gli italiani ad attraversare il confine per venire a cercare lavoro in Francia, negli ultimi decenni lo hanno fatto anche i profughi durante la guerra dei balcani ed ora, almeno dal 2015, è una rotta utilizzata anche dai migranti di origine africana. La nuova “rotta alpina “dei migranti di nuovo non ha nulla. Quasi 70 anni fa la chiamavamo “della speranza”. Ora non più.

Val di Susa e Valle della Clarée, piste da sci e turismo. Durante il weekend e le festività, le sue strade si riempiono di migliaia di sciatori, le funivie si muovono veloci su e giù per le montagne, i ristoranti sono affollati e la pista dello sci di fondo, che collega Claviere con Monginevro, brulica di persone. Il via vai è cosi continuo che la linea di confine tra i due paesi pare quasi essere inesistente, nessuno ci fa caso, tutti la calpestano più e più volte durante la giornata, a piacimento. Ci eravamo abituati ad andare in Francia senza controlli. Oggi, chi ha la faccia da europeo continua a farlo. Gli altri invece rischiano di morire sulla frontiera. E vi muoiono.
I migranti, poco preparati e mal equipaggiati per un impresa del genere, imboccano i sentieri di notte, sfidando il buio, il freddo e i controlli delle autorità francesi.
All’aprirsi della rotta migratoria è seguita la militarizzazione del confine, con l’aumento dei controlli, dei posti di blocco e ovviamente degli arresti, delle multe e delle denunce per tutti coloro che hanno cominciato a offrire solidarietà concreta alle persone in viaggio.
Nonostante questo, una parte non esigua di abitanti delle valli ha deciso di non abbassare la testa e di non girare lo sguardo di fronte a quanto accade lungo i sentieri delle proprie montagne.
La storia si ripete
. Le migrazioni non sono altro che un viaggio circolare dell’umanità. Certi eventi accadono come reazione ad altri eventi. Può sembrare scontato, ma non sempre ce ne accorgiamo. Il voltarsi indifferenti dall’altra parte alle volte è ben più che un rischio. Nessuno si lascia indietro. Nessuno si salva da solo.

PERCHE’ “THE MILKY WAY”?

The Milky Way, il nuovo docu-film di SMK Videofactory per la regia di Luigi D’Alife, già autore di Binxet, è una storia che parla prima di tutto di noi e a noi. E’ il racconto di un territorio attraversato da millenni da rotte di emigrazione ed immigrazione, luogo di osmosi, una frontiera naturale ingannatrice che divideva una unica popolazione montanara. Una cerniera dunque, non certo una barriera tra i due versanti della Alpi occidentali; i suoi passi e i suoi colli costituivano terra di incontro, connessione, mediazione tra popoli, comunita, culture differenti.
Non un mero asse di transito dunque, ben piu di un “corridoio”. Nel 1713 il Trattato di Utrecht sancito tra le potenze europee ridefinisce i confini ed impone una frattura tra i due versanti delle Alpi. Le comunita linguisticamente e culturalmente parti della stessa millenaria civilta alpina, vengono separate e schierate sui fronti contrapposti di una nuova ed artificiale frontiera.

Il primo uomo che, avendo recinto un terreno, ebbe l’idea di proclamare questo e mio, e trovo altri cosi ingenui da credergli, costui e stato il vero fondatore della società civile. Quanti delitti, quante guerre, quanti assassinii, quante miserie, quanti orrori avrebbe risparmiato al genere umano colui che, strappando i pali o colmando il fosso, avesse gridato ai suoi simili: “Guardatevi dall’ascoltare questo impostore; se dimenticherete che i frutti sono di tutti e che la terra non e di nessuno, sarete perduti!”
JJ Rosseau

Quello alpino e da sempre un sistema che invia migranti sui due versanti delle montagne senza troppa considerazione dei confini statali e le fasi di crisi acuiscono tale tendenza. I migranti oggi attraversano le strade di un paese che sembra aver perso la sua memoria, nel loro viaggio dall’Africa al cuore dell’Europa. Percorso inverso rispetto a quello del loro eroico antenato Annibale.
The Milky Way vuole raccontare questa storia, perche crediamo fortemente sia necessario non perdere la memoria, ma che anzi sia necessario coltivarla, farla vivere attraverso i gesti concreti, piccoli o grandi che siano, attraverso la solidarieta e la convinzione che nessuno si lascia indietro. Per riuscirci abbiamo bisogno del tuo contributo: questo è un film indipendente che si finanzia grazie al diretto coinvolgimento di tutti coloro che vogliono che sia realizzato.

PERCHE’ LA COPRODUZIONE?

Perchè crediamo sia necessario mettere in discussione un sistema produttivo e distributivo che concede possibilità solo per chi se le può permettere, che marginalizza le produzioni indipendenti escludendole nei fatti dai circuiti cinematografici. E’ necessario rompere quelle logiche di mercato e immaginarsi una narrazione diversa di ciò che abitualmente viene escluso dal main stream ed estromesso dal discorso pubblico.
L’idea di base di questo progetto è che questo film, veramente indipendente, verrà finanziato grazie al diretto coinvolgimento di tutti coloro che vogliono che sia realizzato.
Serve proprio ad immaginarsi non solo nuove forme di produzione/distribuzione, ma anche nuove forme di di sostegno economico, di comunità. Vuol dire ricoprire un ruolo attivo nella produzione culturale indipendente, dando un signi ficato ben preciso ad un termine inflazionato e che troppo spesso è stato svuotato del suo reale significato: quello di produrre cambiamenti all’interno della società attraverso la narrazione del reale, sperimentando modalità di sostentamento che si basino su nuove formule di rapporto economico e sul meccanismo del dono.

La fase di documentazione, osservazione e ricerca che ha portato alla nascita del progetto The Milky Way è iniziata alla fine del 2017, proprio all’inizio di uno degli inverni più nevosi sulle Alpi occidentali. Dalla volontà di raccontare, fuori dagli schemi del mainstream, quanto stava accadendo sulla frontiera tra Italia e Francia, è nato “Il confine occidentale”, docu-reportage di Luigi D’Alife che in cui si percorrono le strade dell’alta Val di Susa dove decine di uomini e donne provano tutti i giorni a sfidare le alpi per raggiungere la Francia.

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