Sul confine alpino tra Italia e Francia: cosa è cambiato?

AGGIORNAMENTO: 17/11/2020.

Nelle scorse settimane l’organizzazione non governativa MEDU – Medici per i diritti umani ha pubblicato un rapporto sulla situazione umanitaria dei migranti in transito lungo la frontiera nord-ovest tra Italia e Francia, cioé proprio quel tratto di confine che abbiamo raccontato nel nostro docu-film “The Milky Way – Nessuno si salva da solo(da poco disponibile in streaming).

Il rapporto (che è possibile scaricare in maniera integrale qui) evidenzia come il 2020 abbiamo portato un sostanziale cambio nella composizione e nella provenienza dei flussi migratori.

A partire dal 2015, la rotta migratoria delle Alpi occidentali è stata nuovamente interessata da importanti movimenti transfrontalieri. Nel 2015 hanno attraversato 693 persone, l’anno successivo dieci volte tante. É il sintomo inequivocabile di come a modificare in modo sostanziale i flussi migratori abbiano contribuito pesantemente le politiche europee di esternalizzazione del diritto di asilo e di blindatura dei confini esterni e interni alla fortezza Europa, primo fra tutti quello di Vetimiglia.

Partedo dal presupposto che non ci sono dati precisi sui flussi che hanno interessato la valle, grazie all’importante lavoro delle diverse realtà solidali che agiscono sui due lati del confine, riusciamo oggi ad avere un quadro preciso di quale sia stata l’evoluzione negli ultimi anni.

A partire dall’apertura del Refuge Solidaire di Briançon nell’estate del 2017 e fino al mese di Novembre dello stesso anno (scarica il rapporto 2017/2018 qui), sono accolte poco meno di 1700 persone di cui 937 maggiorenni e 759 minori (con un rapporto di quasi 1 a 2). Questa fase segna l’inizio di uno degli inverni con il maggior numero di tentativi di attraversamento.

L’intero 2018 farà infatti registrare un totale di 5202 presenze nel rifugio di Briançon, raggiungendo l’apice durante i mesi estivi, in cui quasi 2000 persone riescono ad eludere i controlli delle autorità francesi e passare la frontiera.

Per tutta questa prima fase (che durerà di fatto, con numeri alterni, fino alla fine del 2019), la composizione delle persone migranti che provano il passaggio del confine alpino è relativamente stabile.

Si tratta soprattutto di uomini soli, per lo più giovani e con una presenza di minorenni (che si attesta su circa il 25/30% del totale), provenienti per la grandissima maggioranza dai paese dell’Africa dell’Ovest e dalle ex-colonie francesi; Guinea Conakry, Costa d’Avorio, Mali, Senegal, Cameroun, Nigeria e Gambia.

La maggior parte delle persone che cercano di raggiungere la Francia attraverso il confine dell’alta Valle di Susa ha deciso di rimettersi in viaggio dopo aver vissuto un periodo in Italia. Si tratta di persone che hanno già percorso molta strada: le carceri libiche, le torture ed il pericoloso viaggio in barca nel Mediterraneo. In Italia rimangono incastrati nelle strette maglie di un sistema di accoglienza che concepisce le persone alla stregua di numeri e/o pacchi da spostare: nessun percorso di autonomia e formazione, mesi – il più delle volte anni – di attesa di un esito della richiesta di asilo, la clandestinità e la negazione di qualsiasi diritto in caso di esito negativo.

Fino a gennaio 2018 le persone migranti provano ad arrivare a Briançon attraverso il Colle della Scala e l’abitato di Nevache, iniziando il percorso da Bardonecchia. Poi le grandi nevicate dell’inverno e il rischio slavine convincono i viaggiatori a cambiare rotta e passare dal Monginevro, una via che permette di raggiungere Briançon su sentieri più sicuri, anche se maggiormente controllati dalla gendarmerie francese. Rotta che oggi rimane certamete quella più frequetata.

L’inizio del 2020 e il successivo arrivo della pandemia (e del lockdown) cristallizza la situazione fino all’inizio dell’estate, quando i passaggi ricominciare a crescere.

A luglio 2020 e soprattutto ad agosto gli arrivi a Oulx sono di nuovo in vertiginosa crescita, con cambiamenti strutturali dei flussi – si legge nel rapporto di MEDU – nei due mesi transitano con presenza crescente più di 500 persone. Abbiamo dati più precisi a Briançon dove vengono ospitati nel Refuge 216 persone a luglio e 355 ad agosto con un incremento tra i due mesi dei flussi di più del 60%.”

Da questo periodo in poi si verifica un cambiamento radicale di composizione: ad arrivare ad Oulx (e poi in Francia) non sono più soprattutto giovani africani, ma perlopiù mediorientali, iraniani e afghani, molti curdi, ma ci sono anche magrebini che hanno scelto questo giro più lungo, perché la Libia è sempre più pericolosa e perché i naufragi, nonostante la riduzione delle partenze, sono cresciuti in percentuale.

La maggior parte dei migranti che hanno iniziato ad arrivare provengono dalla rotta balcanica. Non solo uomini soli, ma soprattutto famiglie con numerosi figli anche in tenera età o nati lungo il cammino. Tra luglio e metà agosto sono stati contati, con sicuro difetto 130 tra bambini ed adolescenti e 45 famiglie che hanno soggiornato temporaneamente a Oulx.

Il rapporto di MEDU evidenzia come “coloro che arrivano hanno alle spalle viaggi che vanno dai due ai quattro anni (a volte sei) e l’attraversamento della Croazia con le sofferenze dovute ai lunghi cammini e alle violenze della polizia e delle milizie. Arrivano stremati, in condizioni di salute assai problematiche, con l’urgenza di ripartire a causa dei debiti accumulati nel viaggio e della disponibilità di denaro ormai in esaurimento. La maggioranza denuncia traumi, infezioni, fratture non ricomposte agli arti inferiori e spesso piaghe ai piedi e infezioni dovute a rovi e spine, che si sono infettate. Sempre più arrivano neonati, bambini con patologie gravi (tra i quali di recente un neonato con sindrome down, un altro, di 7 mesi, con tosse e dissenteria protratta per più di un mese).

Nel 2020 la principale novità è rappresentata dalla significativa presenza di donne. Sono proprio le donne che in questo momento presentano maggiori fragilità e segni di sofferenza anche psichica: soprattutto depressione, attacchi di panico, angoscia. Anche gli uomini però denunciano disturbi psichici: incapacità di addormentarsi con la luce spenta, di sopportare situazioni di tensione e difficoltà a contenere aggressività e violenza.

La frontiera uccide – Foto di Michele Lapini

La situazione dunque, se possibile, si è ulteriormente complicata rispetto agli ultimi anni. Le strutture di accoglienza autorganizzata, tanto in Italia quanto in Francia, risentono dei numeri in aumento in un contesto di situazione sanitaria emergenziale. Allo stesso tempo, le “promesse” di sgombero per la Casa Cantoniera Occupata di Oulx e del Refuge di Briancon (discorso per ora rimandato alla primavera 2021) non fanno che accrescere le difficoltà e il pericolo di un confine che continua ad essere fortemente militarizzato.

Con la stagione invernale ormai alle porte, il rischio concreto è quello di una crisi umanitaria che potrebbe esplicitarsi da qui alle prossime settimane.

Per saperne di più guarda “The Milky Way” in streaming su OpenDDB.