Tjamparanjani! screenshot film

C’era una volta: il peso della cultura orale

Analisi e riflessioni sul film “Tjamparanjani!“, di Miko Meloni.

UNA SCUOLA DI CULTURA

Il programma radio Tjamparanjani! segue le vicende del piccolo villaggio di Pemba, piccola isola al largo della Tanzania, distante circa 50 km dalla turistica isola di Zanzibar.
Qui, in una comunità che ha nella pesca l’unica attività di sostentamento, viene aperta una piccola scuola di pittura e poesia chiamata Oficina de Arte, che insegna ai bambini l’importanza della cultura e dell’arte.

ISTRUZIONE POPOLARE

Sono gli abitanti del luogo a gestire l’intero progetto, all’interno di classi o anche solo sdraiati a terra sopra un telo, in un contesto aperto e seminariale che coinvolge non solo i bambini ma anche l’intera comunità. Spesso infatti sono gli adulti ad ispirare i bambini con vecchie storie popolari, dalle quali i bambini prendono spunto per inventare le loro, attingendo da quella che è a tutti gli effetti la loro cultura, fatta di tradizioni, favole, ma anche della realtà di tutti i giorni, del duro lavoro in mare.

REALTA’ E SOGNO

Il documentario di Miko Meloni non ha infatti nessuna intenzione di nascondere la realtà quotidiana dell’isola, lo dimostra il fatto che, intervallate alle scene di vita all’interno delle classi, vengono mostrate anche scene di lavoro, come quella che mostra il recupero delle reti da pesca, o ancora le giovani donne africane con i cesti sul capo che trasportano noci e frutta da vendere al mercato.
Lo sguardo del regista è uno sguardo del tutto realistico, non retorico, che sembra voler far coesistere, e non contrapporre, due piani apparentemente opposti. L’ambiente culturale è infatti un ambiente quasi onirico, una dimensione da sogno che ha come contraltare la dura realtà quotidiana, dalla quale sembra impossibile prescindere e con cui è inevitabile fare i conti, sempre e comunque.

 

Tjamparanjani screenshot film

 

LA CONCEZIONE DI CULTURA

Il corto permette anche una riflessione ulteriore su quella che è comunemente considerata cultura e, più precisamente, su ciò che è arte.
Troppo spesso infatti l’arte prodotta da culture non occidentali è stata relegata ad un ruolo di secondo piano, o al limite considerata arte primitiva, degna più di un interesse storico che di un interesse artistico vero e proprio, più reperto storico che oggetto d’arte. Il film riapre un discorso vecchio ma al tempo stesso sempre attuale, restituendo dignità e visibilità a queste espressioni artistiche, ma anche riportando l’attenzione sulla problematicità che il concetto di arte porta con sé, e facendo capire, una volta di più, che il campo artistico non è un luogo dove si trovano risposte ma, più che altro, si pongono nuove domande.

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