Fischia il vento e GRIDAS la bufera

Riflessioni tratte dal film “Scampìa Felix” di Francesco Di Martino.

La crisi che imperversa in Italia ormai da anni ha radici profonde e pone le sue basi già nel periodo del boom economico degli anni sessanta, non è solo economica. L’handicap più importante che ne risulta è sicuramente di tipo sociale, che mina alla base principi come la solidarietà e l’aiuto reciproco che avevano caratterizzato la lotta partigiana durante la guerra e nella ricostruzione dopo il conflitto. La conseguenza è l’ampliamento della forbice che separa chi continua ad arricchirsi a dismisura e chi invece sprofonda sempre più verso la povertà più assoluta. Questa situazione si riflette anche nel dualismo tra centro e periferie delle città: da un lato le zone dove si promuove il turismo e si cerca di dare un’immagine fiabesca del paese, dall’altro, invece, le zone dell’hinterland, abbandonate al degrado e lasciate, spesso, nelle mani della piccola e, soprattutto, grande criminalità. Una delle zone periferiche più chiacchierate dall’opinione pubblica è sicuramente Scampìa.

Il quartiere dell’area nord di Napoli comincia a svilupparsi a partire dagli anni sessanta con la legge 167 del 1962, che favoriva l’acquisizione di aree – che nella fattispecie erano soprattutto terreni vuoti – per lo sviluppo dell’edilizia popolare. La topografia della zona si delinea nel modo in cui – su per giù – risulta essere ancora oggi, intorno al 1975, quando vengono ultimate le “Vele“, i famosi palazzi-labirinto che dovrebbero richiamare la forma delle vele latine e che da queste prendono il loro nome. Un altro fattore determinante nel popolamento dell’area è stato anche il terremoto dell’Irpinia del 1980. L’evento sismico più importante, in Campania, del dopoguerra ha provocato non solo morti, ma anche una quantità importantissima di sfollati che si sono trovati costretti ad abbandonare le zone più centrali di Napoli, con un conseguente spostamento verso l’hinterland – proseguito poi nel tempo – spaziando dalla zona vesuviana fino a quella dei Campi Flegrei.
Tuttavia questo aumento della densità abitativa in zone fino a quel momento vuote non è stato accompagnato da uno sviluppo dei servizi, arrivando a provocare una vera e propria ghettizzazione in diverse aree. Tra queste c’è, appunto, Scampìa, che si è trasformata in terreno fertile per gli affari della camorra, che ha trovato una base piuttosto sicura, una zona franca in cui l’assenza dello stato ha pesato enormemente.
Ma i cittadini di Scampìa non sono rimasti con le mani in mano: si sono uniti e hanno iniziato a provvedere in autonomia alla riqualificazione della zona, tentando – e riuscendo – di coinvolgere tutti coloro che non ci stanno per niente a lasciar morire il posto in cui sono cresciuti. Il GRIDAS – Gruppo Risveglio dal Sonno – è la voce più significativa del quartiere. Da oltre trent’anni il collettivo urla all’Italia – e al mondo – che rappresenta un’anima pulsante di cittadini che, nonostante siano spesso lasciati a loro stessi dalle istituzioni, continuano a combattere per il futuro.

Il messaggio che il gruppo, fondato da Felice Pignataro, Mirella La Magna e Franco Vicario nel 1981, ha sempre promosso è l’intento di stimolare il risveglio delle coscienze attraverso l’arte e la cultura. Manifesto di questa battaglia è, senza dubbio, il Carnevale di quartiere che Felice ideò nel 1983 e che da trentacinque anni coinvolge sempre più persone grazie ad una grande festa in maschera. Attenzione però: il carnevale del GRIDAS non è fine a sé stesso, non è un semplice momento di svago. Viene recuperato il senso più antico e puro del Martedì Grasso, momento dell’anno in cui, per una giornata, gli stereotipi sociali si rovesciano e il popolo può esprimere liberamente il proprio pensiero e contestare i potenti senza che questi possano attuare ritorsioni.

Tutto ciò che si è stati costretti a subire durante un anno intero, ogni etichetta affibbiata perché non si è nati a Posillipo o al Vomero, cade. Via ogni cosa brutta accaduta nei dodici mesi precedenti. Ogni totem che rappresenta la disuguaglianza viene bruciato e lascia il posto a un’esplosione di colori e a una festa a cui ognuno può partecipare sentendosi libero di esprimere sé stesso.
GRIDAS è un esempio di integrazione, che vede protagonista la comunità Rom di Scampìa e che crea una mescolanza di culture favorendo la conoscenza e la convivenza. Un esempio che, come altri, fa tremendamente paura. Le ruspe sono il modo più comodo e facile per distruggere ciò che smentisce chi fomenta l’odio tra poveri e che ha paura che la solidarietà e la cooperazione tra chi vive situazioni di disagio possa dare una nuova prospettiva di crescita per superare quelle difficoltà: se, nella Cosmogonia di Esiodo, Giasone scaglia un masso tra i giganti per farli combattere tra loro, allo stesso modo chi oggi crea il proprio consenso punta a diffondere la percezione che ci si trovi in un tempo in cui chi è povero debba combattere chi è più povero di lui per sopravvivere. Ma dato che vengono a mancare i fatti a supporto di queste ipotesi, ecco che l’attacco diventa la miglior difesa e, allora, a Riace il sindaco diventa uno “zero”, a Roma il centro Baobab viene smantellato e, di contro, i neo-fascisti sono lasciati liberi di occupare abusivamente le proprietà dello stato e di minacciare le forze dell’ordine, che sono sempre ben disposte a tenere giù i manganelli in questi casi.
Debellare il pregiudizio resta il fine principale. Il pregiudizio è figlio dell’ignoranza e l’unico modo per combattere l’ignoranza è con la cultura. Il sonno della ragione ha generato un mostro che nessun cavaliere senza macchia e senza paura arriverà mai a sconfiggere. E visto che nessuno dall’alto favorirà mai la diffusione della cultura, allora c’è bisogno dell’impegno di tutti per spazzare via la coltre di nebbia densa che viene alimentata da chi fa il gioco della malavita.

Scampìa non è questo. Scampìa non è il regno di Gomorra. Scampìa è la bandiera di chi lotta e non smetterà mai di farlo.