Emarginati a casa propria: i Caminanti

Analisi e riflessioni sul film “Caminante“, di Francesco Di Martino.

STORIA DI UN POPOLO

Da oltre 60 anni in Sicilia, nella valle di Noto in provincia di Siracusa, troviamo il popolo dei Caminanti, popolazione seminomade oramai ridotta a qualche migliaio di unità. Vivendo isolati nei quartieri poveri, i Caminanti si dedicano ancora oggi a mestieri ormai dimenticati come l’arrotino, lo stagnino o l’ombrellaio.
Il film è uno spaccato delle vite di queste “invisibili”, un prodotto a metà fra il documentario e il report, che lascia lo spettatore libero di spaziale all’interno di una realtà sconosciuta ai più, il tutto senza la pretesa di dare dei giudizi ma limitandosi a mostrare i fatti.

CIVILTA’ DEL PASSATO
La situazione dei Caminanti richiama un mondo antico oramai quasi scomparso, una società pre-industriale, quasi pre-urbana, ideologicamente più vicina al Medioevo che alla contemporaneità, che sembra quasi rifiutare il progresso e l’industrializzazione. Come detto, non vi è alcuna considerazione di carattere etico, il modello di vita dei Caminanti non viene mostrato come sbagliato ma semplicemente come diverso, antitetico al modello capitalista a cui siamo abituati.

SENSO DI APPARTENENZA, NEL BENE E NEL MALE

Altro aspetto fondamentale di questa comunità è la forte coesione, il senso di appartenenza e lo spirito di cooperazione che vengono portati avanti. Nel momento della morte di un compagno infatti, tutti partecipano attivamente al rito funebre, dando vita a lunghissimi cortei. Inoltre, nel caso in cui la famiglia non possa sostenere economicamente le spese del funerale, esse vengono totalmente prese in carico dalla comunità, che si occupa di tutto.
Ovviamente questa estrema fratellanza ha i suoi risvolti negativi: ad esempio il matrimonio incestuoso fra due cugini diretti e le conseguenti difficoltà nel portare avanti una gravidanza. La donna infatti ha avuto ben quattro aborti spontanei e con l’unica gestazione portata a termine ha generato un figlio con gravi handicap fisici e mentali. Questa è l’unica volta in tutto il film in cui forse emerge un po’ di arretratezza e “inciviltà” nella rappresentazione di questo popolo.

NUOVI ORIZZONTI

Sul finire del film vediamo come anche una comunità così isolata come quella di Caminanti abbia deciso di uscire, almeno parzialmente, dall’isolamento sociale che la contraddistingue: ci sono infatti alcune scene tratte da un vero battesimo di alcuni figli dei Caminanti, ormai non più neonati ma già ragazzini. Novità sempre in questa direzione vengono anche dal nuovo corso intrapreso dalla politica. Con l’elezione di Corrado Bonfanti a sindaco di Noto infatti il nuovo primo cittadino apre, per la prima volta, una nuova strada fatta di dialogo e integrazione per i Caminanti, considerati per la prima volta come cittadini a tutti gli effetti e non più solo come una minoranza folkloristica da lasciare al proprio destino.

PERTURBANTE

La storia di questa gente ha per lo spettatore un effetto perturbante, nella sua accezione pienamente freudiana. Da una parte la storia ci affascina, ma dall’altra ci colpisce, quasi ci spaventa per via della sua particolarità e, per certi versi, stranezza. Se da un lato il pubblico infatti è avvezzo a storie di emarginazione, di cui sente l’eco tutti giorni dai media, dall’altro sorprende il fatto che questa situazione non riguardi i migranti da altri Paesi ma cittadini italiani, non accettati nel luogo in cui hanno sempre vissuto.

Il film è stato realizzato dal collettivo siciliano FrameOff, organizzatore del festival Documentaria.

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