Binxet: aggiornamenti dal Rojava – Siria del Nord

A causa dell’oscuramento della pagina del film “Binxet – Sotto il confine” da parte di Facebook, abbiamo deciso di aprire questa sezione del sito per continuare il puntuale e prezioso lavoro di informazione su quanto sta avvenendo nella Siria del Nord a causa dell’attacco della Turchia.

ATTENZIONE: LA SEGUENTE PAGINA CONTIENE FOTO E/O VIDEO CHE POTREBBERO URTARE LA VOSTRA SENSIBILITA’.

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AGGIORNAMENTI DAL ROJAVA – SIRIA DEL NORD

GIORNO 23 (31/10/2019) – Ore 10:30

SITUAZIONE GENERALE

Dal pomeriggio di ieri (30 Ottobre ndr) la forze del regime siriano si sono ritirate dalla loro posizioni lungo il confine ed il fronte nemico. Negli ultimi 3 giorni l’esercito siriano è stato coinvolto in duri scontri con i jhiadisti sostenuti dalla Turchia, che grazie anche all’appoggio dell’aviazione e di droni, hanno inflitto dure perdite alle truppe di Assad, totalmente impreparate e mal armate per poter rispondere all’offensiva.

Il ritiro è stato completato dai villaggi di Asadiyya, Fiqra, Qeremani, Ker Bishk, Tel Diab, Shirk, Ibrahimia e Aradah, tutti sul fronte di Serekaniye dove la Turchia continua a spingere verso sud con la chiara intenzione di espandere la zona di occupazione.

Secondo dichiarazioni rilasciati da alcuni membri dell’esercito, le truppe si sarebbero ritirate in quanto non equipaggiate per affrontare l’avanzata di Turchia e mercenari, oltre a non aver nessun tipo di copertura area da parte della Russia che, in questa fase, sembra strizzare l’occhio alla Turchia mentre l’eserciito di Damasco sempre essere solo una pedina nel complicato scacchiere geopolitico della Siria, probabilmente anche sacrificabile.

Duri scontri stanno interessando in particolare l’area di Zirgan (Serekaniye) dove la popolazione continua ad essere sotto i bombardamenti. Pesanti scontri sono segnalati anche nella zona di Ayn Issa dove un contrattacco della Turchia per controllare la strada internazionale M4, è stato respinto dai combattenti SDF che al momento sono l’unica linea di difesa tra la popolazione civile ed i jhiadisti sostenuti da Erdogan.

“L’INVITO” DEL MINISTERO DELLA DIFESA DI DAMASCO E LA RISPOSTA DELLE SDF

Nella giornata di ieri, proprio mentre buona parte delle truppe di Assad schierate lungo il confine si ritiravano, il ministro della difesa siriano pubblicava un comunicato in cui “invitava” le truppe delle SDF ad unirsi all’esercito per combattere l’aggressione turca.

Dopo qualche ora non si è fatta attendere la risposta delle SDF, che in un comunicato ufficiale ha declinato “l’invito”. 

“Affermiamo ancora una volta che, come abbiamo chiarito dall’inizio degli attacchi, accogliamo con favore qualsiasi sforzo da parte di qualsiasi parte verso il raggiungimento di una posizione unitaria contro l’aggressione turca sul nostro paese e sul nostro popolo. L’integrazione dell’esercito siriano e delle forze democratiche siriane può essere raggiunta solo attraverso un accordo politico che riconosca e preservi l’autonomia dell’SDF nella regione da essa protetta che richiede la ristrutturazione delle forze armate siriane.

I membri delle forze democratiche siriane sono da anni in prima linea nella lotta contro il terrorismo dell’ISIS a nome di tutti i siriani e dell’umanità, combattendo e rivendicando efficacemente tutto il territorio precedentemente detenuto dallo Stato islamico nella Siria settentrionale.

La SDF ha creato una forza militare distinta e permanente con personale altamente disciplinato e una struttura militare di successo. Rifiutiamo fermamente la dichiarazione del ministero della Difesa siriano rivolta agli individui e al personale all’interno della SDF e ribadiamo che qualsiasi richiesta sincera di l’integrazione delle forze militari deve essere discussa con le autorità dell’SDF allo scopo di stabilire un dialogo costruttivo che sia l’unica soluzione ai conflitti interni di lunga data tra le forze democratiche siriane e l’esercito siriano.”

CIVILI SOTTO ATTACCO, LA DR.SSA MAKBULE MOSTRATA COME PRIGIONIERA DI GUERRA.

Ieri abbiamo diffuso la notizia del rapimento della Dr.ssa Makbule da parte dei miliziani della Sultan Murad Brigade, che in un video la definivano come “terrorista del PKK”. In realtà Makbule è parte del team della mezzaluna rossa curda che era a curare feriti sul campo, quando è stata ferita e poi successivamente rapita.

La tv di stato turca TRT ha diffuso un video in cui la Makbule viene mostrata come prigioniera con alle spalle la bandiera turca. Non si hanno notizie di dove si trovi e delle sue condizioni di salute. Ennesimo crimine di guerra che avviene sotto gli occhi di tutti senza che nessuno batta ciglio.

Continuano le azioni di saccheggio di abitazioni e negozi, mentre i civili delle zone occupate vengono rapiti e vessati. In questo video diffuso ieri, un gruppo di civili con mani legate e occhi bendati, viene umiliato dai jhiadisti forzandoli ad imitare versi di animali.

SITUAZIONE UMANITARIA

L’ultimo rapporto stilato dalla mezzaluna rossa curda, informa che 3000 famiglie (circa 11.5000 persone) vivono in circa 60 scuole nella zona di Hasakah a causa dell’invasione della Turchia. Gran parte degli sfollati hanno raggiunto amici e parenti tra Qamishlo, Raqqa e Tabqa. 

Continua a rimanere molto pesante la mancanza di acqua potabile e di strutture sanitarie, mentre l’amministrazione autonoma sta creando un nuovo campo nei dintorni di Hasake che dovrebbe ospitare circa 40-50.000 sfollati, mentre altri 10-15.000 dovrebbero raggiungere il Newroz camp a Derik.

Inoltre si segnalano scontri a circa 5km dall’ospedale di Tel Tamer, che potrebbe essere costretto alla chiusura.

GIORNO 22 (30/10/2019) – Ore 10:30

SITUAZIONE GENERALE

Nella giornata di ieri, circa un ora prima del termine delle 150 ore di “cessate il fuoco” (non rispettato) decise nell’incontro tra Erdogan e Putin, il ministro della difesa russo ha annunciato che le SDF hanno completato il ritiro dalle aree di confine entro i 32km della c.d. “safe zone”.

Le SDF hanno ritirato circa 34.000 truppe e centinaia di veicoli militari ed armi. Il controllo e la sorveglianza delle aree di confine è ora in mano alle truppe dell’esercito siriano e alla polizia militare russa.

I termini del ritiro inclusi nell’accordo di Sochi non sono stati assolutamente rispettati dall’esercito turco e dalle brigate jhiadiste alleate. Sfruttando il ritiro delle SDF, i mercenari turchi, appoggiati dall’artiglieria pesante, dagli aerei e dai droni dell’esercito di Ankara, sono avanzati occupando nuovi villaggi. Pesanti scontri si sono verificati nell’area di Abu Rasin/Zarkan ad est di Serekaniye in cui sono state coinvolte direttamente le forze dell’esercito siriano.

Diversi video girati dai mercenari turchi e postati su canali telegram e/o social network, hanno mostrato membri dell’esercito di Assad uccisi o catturati vivi, poi picchiati e torturati come da “tradizione”. A fine giornata il bilancio ufficiale parla di 18 soldati siriani nelle mani delle brigate turco-jhiadiste, 6 uccisi e decini ferite.

Sono gli stessi appartenenti all’esercito a sottolineare che erano totalmente impreparati ad un offensiva del genere, senza armi pesanti (punto dell’accordo di Sochi) e senza copertura area da parte della Russia.

Per come si stanno evolvendo i fatti, sembrerebbe che le truppe inviate da Assad in seguito all’accordi di Sochi, siano solo una pedina da muovere sullo scacchiere, carne da macello concessa sul piatto degli interessi geopolitici delle potenze internazionali e regionali.

MANCANZA DI ACQUA: APPELLO DELL’AMMINISTRAZIONE AUTONOMA DELLA SIRIA DEL NORD

L’autorità regionale della regione di Al-Jazeera, che accoglie decine di migliaia di profughi causati dall’invasione turca, ha diffuso ieri un appello urgente all’ONU e alla comunità internazionale, rispetto alla mancanza di acqua potabile nella regione a causa dell’attacco turco contro l’acquedotto di Alouk.

“La Turchia sta cercando di impedire il completamento dei lavori di manutenzione a seguito dell’attacco. L’impianto alimenta la città di al-Hasakah e la sua periferia servendo circa 500.000 persone” ha dichiarato Abdul Kader al-Muwahed , copresidente dell’Ufficio per gli affari umanitari.

CONTINUANO RAPIMENTI, SACCHEGGI E OMICIDI

L’agenzia di stampa Hawar (ANHA) ha pubblicato ieri le foto dell’esercito di occupazione turco e dei suoi mercenari, da Jabhat al-Nusra e ISIS, intenti nel rubare e saccheggiare le proprietà dei civili a Serêkaniyê, Tal Abyad e nelle zone circostanti. 

Come mostra questo video che è stato girato da telecamere di sorveglianza, i mercenari turchi hanno rotto le porte dei negozi vicino al villaggio di al-Asadiya, situato tra il distretto di Ad-Darbasiyah e la città Serêkaniyê, rubando e saccheggiando la merce all’interno dei negozi.

Il reporter curdo Rodi Said, fotografo dell’agenzia Reuters, ha denunciato in una serie di tweet che la sua casa a Serekankiye è stata confiscata dalle fazioni armate sostenute dalla Turchia.

La Turchia vede qualsiasi curdo come una minaccia alla sua sicurezza nazionale, mentre la presenza di pericolosi terroristi come Al-Baghdadi, vicino ai confini turco e in un area sotto il loro controllo, non rappresenta una minaccia. La mia casa è solo una delle tante che sono state confiscate agli abitanti di Serekaniye.

In un video diffuso dai membri della Sultan Murat Brigade (brigata jhiadista sostenuta dalla Turchia ndr) si vede una donna sul sedile posteriore di un auto che secondo i jhiadisti sarebbe “una combattente ferita del PKK”.

In realtà si tratta di una dottoressa della Mezzaluna Rossa Curda, la Dott.ssa Makbule, che si trovava sul campo per soccorrere i feriti quando è stata rapita. La sua sorte al momento è sconosciuta. Ricordiamo che 3 paramedici della mezzaluna rossa curda erano stati brutalmente uccisi dopo essere stati rapiti nell’area di Tal Abyad nei primi giorni dell’invasione.

GIORNO 21 (29/10/2019) – Ore 10:00

CONTINUANO I CRIMINI DI GUERRA DELLA TURCHIA

Il “cessate il fuoco”, che le potenze regionali e internazionali hanno deciso a patto che le SDF si fossero ritirate dal confine (ritiro avvenuto ieri ndr), continua ad essere violato continuamente dall’esercito turco e dalla bande jhiadiste ad esso alleato e di fatto l’offensiva non è mai stata interrotta. I report che arrivano dalla regione denunciano, ancora una volta, gli efferati crimini di guerra che la Turchia sta compiendo per mano della sua prima linea sul campo, Al-Nusra e membri di ISIS riciclati. Nel villaggio di al-Arida, nord di Ayn Issa, due civili sono stati uccisi dalle bande di Jabhat al-Nusra. Secondo le prime informazioni si tratterebbe di Mahmoud al-Zaher (60 anni) e Barho al-Alu (65 anni).

Una macabra scoperta è avvenuta, sempre nella giornata di ieri, nel villaggio di Dabash localizzato tra Zarkan / Abu Rasin, e Derbesiye. Tre civili, a cui sono state legate le mani dietro la schiena, sono stati giustiziati con colpi di proiettili in testa e successivamente buttati nei campi.

SITUAZIONE GENERALE

Movimenti di mezzi e truppe sono segnalati in tutta la regione mentre continuano attacchi e scontri ad est di Serekaniye, sull’asse Tel Tamer – Serekaniye, a nord di Ayn Issa e nella zona di Manbij. La ritirata avvenuta ieri da parte delle SDF, ha lasciato spazio alle forze turco/jhiadiste di occupare alcuni villaggi nella provincia di Tal Abyad, in quanto le truppe dell’esercito siriano sono state dislocate soprattutto nella zona Serekaniye – Tal Temer.

Dopo che la Turchia e i suoi mercenari hanno occupato il cantone di Tel-Abyad, cercano di espandere le aree di occupazione e raggiungere la periferia dell’area strategica di Ain Issa, per bloccare la strada sull’Eufrate, Al-Jazeera e altre regioni siriane. L’area di Ain Issa è considerata un’area strategica per il passaggio dell’autostrada Hasaka-Aleppo. Questa mattina si segnalato pesanti scontri nel distretto di Zarkan, est di Serekaniye. Nei combattimento di ieri, le SDF hanno annunciato di aver ucciso 8 miliziani di Al-Nusra nel distretto di Leylan (Serekaniye).

Da ieri sono attivamente coinvolti negli scontri anche le truppe dell’esercito siriano. 12 soldati sono rimasti feriti e trasferiti all’ospedale di Hasakah per le cure. Sono iniziati i pattugliamenti russi lungo il confine tra Qamishlo e Derik, mentre è stato completato il posizionamento delle truppe di Assad lungo le città di confine. Le forze USA sono ritornate con uomini e mezzi nel nord-est Siria, raggiungendo la base di Qusarki tra Tal Tamer e Tal Baidar. Le 150 ore disposte dell’accordo Russia-Turchia per il ritiro delle SDF a 32km dal confine, terminano oggi alle 18.

CRISI UMANITARIA

Dopo i bombardamenti turchi, che nei primi giorni dell’invasione hanno colpito infrastrutture civili quali impianti idrici, continua la crisi di acqua nella regione di Hasakah. Il campo “Newroz”, nella zona di Derik, è stato ufficialmente riaperto e sta accogliendo centinaia di sfollati a causa dell’occupazione turca, mentre al momento non è segnalata la presenza nel campo di organizzazioni internazionali umanitarie.

MANIFESTAZIONI IN TUTTA LA SIRIA DEL NORD

Ieri mattina migliaia di persone sono scese per strada nelle principali città della Siria del Nord, da Qamishlo ad Hasahak, da Derik ad Amude. 

Non ci fidiamo di nessuna altra forza, ma solo delle SDF” hanno intonato i manifestanti portando in corteo migliaia di bandiere delle SDF, delle YPJ e le foto dei martiri caduti nella guerra di liberazione contro ISIS e le forze occupanti.

Le migliaia di donne in corteo hanno chiesto a gran voce la liberazione della combattente YPJ Cicek Kobane, ferita sul fronte, rapita da elementi jhiadisti ed ora, a quanto riportato dalla tv statale, trasferita in un carcere in Turchia.

GIORNO 20 (28/10/2019) – Ore 10:00

Ieri pomeriggio, in una conferenza stampa tenuta ad Hasake, le SDF hanno confermato l’operazione in cooperazione con gli USA che ha portato all’uccisione del leader dell’ISIS Abu Bakr Al-Baghdadi che si trovava a 5km dal confine turco, nella regione di Idlib sotto il controllo della Turchia. Poco più tardi, in serata, Il comandante SDF Mazloum Abdi ha confermato una seconda operazione che ha colpito il braccio destro di Al-Baghdadi, nonché portavoce dell’ISIS Abu al-Hassan al-Muhajir, ucciso mentre si spostava in convoglio in un villaggio di Jarablus, sempre vicino al confine turco e sempre nei territori che la Turchia controlla insieme agli alleati delle brigate jhiadiste.

Redur Khelil, portavoce SDF, ha dichiarato che l’operazione è frutto di un accurato lavoro di intelligence portato avanti in cooperazione con gli USA. “L’operazione è stata ritardata di un mese a causa dell’invasione turca del nord-est della Siria.” Khelil ha dedicato l’operazione a tutte le vittime dell’ISIS, “in particolare alle donne ezide”.

Hanno iniziato a seguire gli spostamenti di Al-Baghdadi dopo la sconfitta dell’ISIS a Baghouz, fino a determinare con precisione l’esatta località dove si trovava.

La Turchia ha ufficialmente 12 basi tutte intorno alla zona dove è stato trovato e colpito Al-Baghdadi

Cosa ci faceva Al-Baghdadi lì, in una regione sotto la Turchia, vicino al confine, sotto il loro controllo?” ha chiesto Redur Khelil in conferenza stampa. Secondo Khelil “questa è la prova che la Turchia protegge tutti i tipi di terroristi, non solo Al-Baghdadi”. Mustafa Bali delle SDF ha aggiunto “abbiamo informazioni e prove che  Al-Baghdadi è stato nella provincia turca di Hatay, a ridosso del confine, più di una volta. Analizzeremo tutto questo.

IL RITIRO DELLE SDF DAL CONFINE

Nella conferenza stampa Khelil ha confermato che le SDF si sono ritirate dal confine così come previsto dall’accordo di Sochi tra Russia e Turchia. “Abbiamo sollevato diversi dubbi sull’accordo, che poi sono stati risolti. Per questo le nostre forze si stanno ritirando ora”.

Sul confine sono state dislocate le truppe russe e dell’esercito siriano e se la Turchia continuerà le violazioni, così come accaduto con il cessate il fuoco in questo periodo, sarà responsabilità della Russia.

Il portavoce SDF ha esplicitato che le truppe si ritirano dal confine, ma che rimarranno sul territorio siriano, sottolineando che l’Amministrazione autonoma non è in discussione e continuerà la sua presenza con tutte le sue istituzioni associate, lavorando come prima. A chi ha chiesto quali fossero i punti in contrasto con la Russia, Khelil ha risposto dicendo che “la nostra preoccupazione principale è la protezione della nostra gente. Pertanto abbiamo chiesto alla Russia di garantire la protezione al confine se noi ci fossimo ritirati. Loro hanno accettato.

Ieri il ritiro della SDF è avvenuto in particolare dalle città di confine di Amude e Dirbesiye, dove già nel pomeriggio e fino alla serata, hanno preso posizione le truppe dell’esercito siriano. Queste ultime, non appena sono state dislocate nella zona di Abu Ressin, ad est di Serekaniye, sono state oggetto di attacchi da parte dei mercenari turchi. 

SCONTRI IN CORSO

Gli scontri continuano da giorni, ed anche ieri si è combattuto lungo tutto il perimetro dell’area occupata dalla Turchia. Con il supporto aereo, le forze di occupazione hanno preso di mira i villaggi Bab El-Xêr e Ebû Diyab di Zirgan con attacchi di artiglieria. Durante la continua battaglia nella zona, almeno 38 invasori furono uccisi mentre tre panzer e 11 veicoli militari sono stati distrutti. Mentre le forze di occupazione continuano i loro attacchi con carri armati, howitzer, armi pesanti e SIHA, i combattenti delle forze democratiche siriane (SDF) stanno rispondendo nel quadro della legittima difesa.

AZIONI DI RESISTENZA IN TURCHIA CONTRO LA GUERRA

Nei giorni immediatamente successivi all’inizio dell’invasione turca del nord-est della Siria, è stato annunciato in Turchia la nascita di un gruppo di guerriglia urbana chiamato “Children of Fire Initiative”, formato per combattere lo stato turco e in difesa della rivoluzione del Rojava.

Ieri è stata annunciata un’azione nella provincia di Konya nell’Anatolia centrale, avvenuta sabato sera.

Secondo la dichiarazione ufficiale, la loro azione ha preso di mira una fabbrica di biscotti del cittadino iracheno Abdurrahman Zade, che è noto per avere stretti legami con l’AKP e fornisce un notevole sostegno finanziario alla guerra del regime dell’AKP contro il popolo curdo. La fabbrica è stata totalmente bruciata a seguito dell’azione in cui sono state impiegate tattiche speciali.

La fabbrica nella zona industriale del distretto di Ereğli di Konya, era stata aperta con un investimento di 150 milioni di lire turche dopo che Erdoğan aveva promesso di concedergli la cittadinanza turca in cambio di investimenti.

“Abbiamo distrutto gli investimenti di questa persona che ha sostenuto il massacro dei curdi riempiendo la cassa dello stato turco. Chiunque fornisca sostegno finanziario alla guerra dello stato turco in Kurdistan dovrà affrontare la stessa fine “.

Nei giorni scorsi erano state colpite e distrutte altre 4 fabbriche dislocate tra Adana, Izmir e Istanbul

GIORNO 19 (27/10/2019) – Ore 11:00

LA COMBATTENTE YPJ CICEK KOBANE TRASFERITA IN TURCHIA

La combattente Cicek Kobane, rimasta ferita il 21 Ottobre sul fronte di Tal Abyad, era stata sequestrata dai terroristi jhiadisti di Faylaq al-Majd che avevano diffuso il video della sua cattura mentre la insultavano e minacciavano di massacrarla. Nella giornata di ieri la tv di stato turco TRT ha diffuso un video secondo cui  Cicek Kobane è stata trasferita in Turchia dove si trova al momento detenuta. Il video di propaganda mostra Cicek in quello che sembra essere un ospedale, successivamente in una sorta di interrogatorio dove dichiara “Mi hanno portato in ospedale per curare le ferite, mi hanno dato medicine e curato.”

UCCISO AL-BAGHDADI?

E’ dalle prime ore della nottata appena trascorsa, che numerose voci si rincorrono secondo cui il leader dell’ISIS Al-Baghdadi sarebbe rimasto ucciso in un operazione speciale delle forze USA nella zona a Nord di Idlib in Siria. L’operazione è stata condotta nel villaggio di Barisha, all’interno della zona che è stata definito il santuario jhiadista in Siria sotto il controllo delle milizie jhiadiste legate al braccio siriano di Al-Qaeda, il tutto sotto la protezione ed il sostegno della Turchia.

Durante l’offensiva di Raqqa, le SDF avevano pubblicamente denunciato come migliaia di miliziani ISIS in fuga da Raqqa e Baghouz, avessero trovato rifugio a Idlib grazie al sostegno del MIT, i servizi segreti turchi.

Al momento non ci sono stati dichiarazioni ufficiali (un annuncio “Importante” da parte di Trump è atteso per le 9 di mattina ora americana), ma secondo la CNN, ufficiali della dipartimento USA avrebbero confermato la notizia, mentre circa 1 ora fa il comandante delle SDF Mazloum Abdi ha parlato su twitter di una storica operazione condotta con successo grazie al lavoro congiunto di Stati Uniti e SDF.

In attesa di conferme e di dettagli sull’operazione, possiamo solo dire che non sorprende affatto che Al-Baghdadi si trovassi nella zona di Idlib, di fatto un’area sotto l’influenza e la protezione della Turchia. Come se non bastasse, la località di Barisha si trova a neanche 5km dal confine turco e l’esercito di Erdogan ha diverse basi e soldati nella zona.

Dal pentagono ci tengono a far sapere che i dettagli dell’operazione non sono stati condivisi con le forze armate turche, mentre al contrario l’account ufficiale dell’esercito di Ankara afferma che c’è stato uno scambio di informazioni. Apparentemente qualcuno sta mentendo.

LA SITUAZIONE GENERALE: ATTACCHI TURCHI E RESISTENZA SDF. FERITI E MORTI TRA I CIVILI

Sono continuati per tutta la giornata di ieri gli scontri la le forze jhiadiste sostenute dalla Turchia e le SDF. Come annunciamo da giorni, il “cessate il fuoco” sottoscritto da USA-Turchia-Russia è una totale buffonata.

I mercenari turchi stanno continuando ad attaccare i villaggi ad est-ovest e sud di Serekaniye, provando a sfondare verso la zona di Tal Tamer. Ad essere colpiti sono stati i villaggi di Derdara, Moriks, XirbevHemid, Esediye, Bir Noh, Menacir, Leylan, Um el Esafil, Erisha, Souda, Til Diyab e Salihiye.

L’attacco è avvenuto con abbondante utilizzo di artiglieria pesante, droni e carri armati. Le SDF, attraverso dei video diffusi dal media center, hanno pubblicato i video della resistenza in atto. 

Almeno 22 mercenari sono stati uccisi, 5 veicoli sono stati colpiti e distrutti, come si può vedere in questo video diffuso dagli stessi combattenti SDF

Secondo diverse fonti interne, ci sarebbero pesanti disaccordi tra gli alti comandi turchi e le forze sul terreno, dopo che quest’ultime avrebbero rifiutato di fermare l’offensiva in seguito all’accordo stretto tra Erdogan e Putin. E’ un dato di fatto che nelle ultime 24 ore le offensive provate dalle forze turco/jhiadiste sono entrata in scontro diretto con l’esercito di Assad nella zona di Tal Tamer.

Gli attacchi hanno causato numerose vittime tra la popolazione civile, oltre a nuovi sfollati che sono stati costretti ad abbandonare le proprie case sotto il fuoco nemico. In particolare tra i villaggi di Zirkan/Abu Rasin, tre civili sono stati uccisi tra cui una donna di 30, madre di 4 figli.

Un uomo di 80 anni,  Isa Xelil, è stato ferito mentre si trovava di fronte alla sua casa nel villaggio di Ubu Xeya (Tal Abyad). Dopo essere stato soccorso è stato trasferito in ospedale per le cure.

Diversi video diffusi sui social network e sui canali telegram dagli stessi mercenari turchi, li mostrano mentre saccheggiano e rubano nelle case e nei negozi delle zone sotto la loro occupazione.

LA “STRATEGIA” USA IN SIRIA

A partire dalla mattinata di ieri, 13 veicoli blindati appartenenti alle forze americane, sono nuovamente rientrati nel nord-est della Siria. I giornalisti e reporter locali hanno riferito che il convoglio è passato attraverso Qamishlo “scortato” da elicotteri americani. Il convoglio avrebbe poi raggiunto la zona di Der Ez Zor dove si trovano i giacimenti di petrolio che sono diventati l’obiettivo da difendere per Trump in Siria.

In questa foto di Delil Suleiman, il convoglio dell’esercito USA passa nei pressi di un checkpoint controllato dall’esercito di Assad.

GIORNO 18 (26/10/2019) – Ore 11:00

Nonostante l’inizio dei pattugliamenti congiunti tra SDF e polizia militare Russa lungo la rotta tra Qamishlo e Dirbesiye e l’arrivo di un convoglio militare russo nei pressi di Kobane, l’attacco della Turchia e dei suoi mercenari Turchi, continua nelle regione occupata e nelle sue vicinanze.  Durante l’intera giornata di ieri non si sono mai fermati gli attacchi contri i villaggi nella zona di Serêkaniyê. I combattenti di SDF hanno risposto agli attacchi avvalendosi del diritto di autodifesa. Gli intensi scontri che ne sono scaturiti hanno portato all’uccisione di almeno 44 mercenari, mentre diversi membri delle SDF sono rimasti feriti.

L’esercito siriano ha stabilito una base a Kobane ed un checkpoint lungo la strada M4 nei pressi del villaggio di Masaoudiyah vicino Raqqa.

L’arrivo, un paio di sere fa, di un grosso convoglio dell’esercito siriano a Kobane, ha scatenato il “panico” tra la popolazione, ma la situazione che racconta chi è in città è questa: nessun checkpoint dentro e fuori la città è controllato dalle forze del regime, ne tantomeno a livello amministrativo c’è la presenza di membri dello Stato. Le YPG hanno richiesto all’esercito siriano di rimanere, come da accordi, solo lungo l’area di confine. Le truppe di Assad, con la mediazione dei militari russi, hanno accettato. La situazione in città è calma ed al momento le forze del regime non rappresentano un pericolo per gli internazionali presenti ne tantomeno per le organizzazioni umanitarie.

Le YPJ (Unità di difesa delle donne) hanno confermato che la donna mostrata in un video dalle forze turco/jhiadiste è la combattente Cicek Kobane, ferita in un attacco nel villaggio di Mashrafah il 21 Ottobre. Cicek Kobane, che ha combattuto contro l’ISIS insieme alle YPJ, viene vista nel video vessata e minacciata di morte dai jhiadisti che l’hanno sequestrata. Uno di questi è Yaser Abdulrahim, uno dei leader del gruppo Faylaq al-Majd. Il gruppo è nato da ex membri dei gruppo jhiadista radicale Nour Al-Din Al Zinki, gli stessi che tagliarono la testa ad un bambino palestinese nel Luglio 2016 a Nord di Aleppo. 

Yaser Abdulrahim era portavoce e rappresentante dei “ribelli” durante i negoziati di Astana ed era stato invitato anche durante i colloqui di Ginevra da parte di Staffan De Mistura, rappresentante speciale dell’ONU per la Siria fino al 2018.

La mezzaluna rossa curda ha confermato ieri la morte di 3 paramedici che erano stati rapiti vicino Suluk (nelle vicinanze di Tal Abyad) il 13 Ottobre mentre provavano a raggiungere l’area per soccorrere i feriti.

Sono stati identificati i corpi senza di vita di Media Bouzan, Hafin Khalil Ibrahim e Mohammad Bouzan Sidi. I loro corpi sono stati scaricati nella fogna, dove sono stati ritrovati ieri. I responsabili di questo efferato massacro sono i jhiadisti sostenuti dalla Turchia Ahrar al-Sharqiya, che già avevano ucciso la politica Hevrin Khalef ed almeno altri 5 civili nei primi giorni dell’offensiva.

GIORNO 17 (25/10/2019) – Ore 10:30

Un nuovo disgustoso video è stato diffuso dai mercenari turco/jhiadisti nella giornata di ieri. Nel video si vedono alcuni miliziani appartenenti alla fazione jhiadista Al-Majd, sostenuta dalla Turchia, rapire una donna e minacciarla di “massacrarla” ricoprendola di insulti.

– Donna catturata – Maiala del PKK! – Al massacro al massacro! – L’abbiamo catturata”

Una scena semplicemente orribile, che dopo 4 anni di guerra di liberazione contro ISIS e più di 11mila martiri, eravamo convinti di non vedere più. L’invasione turca della Siria del Nord sta ridando linfa alla feccia jhiadista che riceva l’assoluta legittimazione dal resto del Mondo, USA, Russia e UE compresa. 

SITUAZIONE GENERALE

La Turchia continua a violare il cessate il fuoco cercando di espandere le zone sotto la sua occupazione. Ieri un nuovo attacco è stato lanciato nella zona di Tel Tamer e Serekaniye, in particolare nel villaggio di Manajir e di Asadiyeh. Alla fine della giornata di ieri, SDF ed esercito siriano hanno annunciato di aver liberato diversi villaggi nella zona di Serekaniye che erano stati occupati dalle forze turco/jhiadiste nelle precedenti 24 ore. Questa mattina droni turchi hanno colpito le SDF nei pressi di Asadiyeh e, secondo i report sul campo, in diversi sarebbero rimasti feriti e trasferiti in ospedale

Continuano ad arrivare diversi testimonianze di rapimenti di civili nell’area di Tel Tamer e Suluk, dove sono ammassati gran parte dei profughi che hanno dovuto lasciare Serekaniye a causa dell’occupazione, ma anche a  Tal Abyad. Così come già accaduto ad Afrin, i mercenari turchi chiedono un riscatto per la liberazione dei civili.

Nella tarda serata di ieri il governo di Assad ha inviato circa 160 veicoli e 1300 soldati verso il confine, in particolare nella zona di Kobane. Il primo pattugliamento congiunto di Asaysh (forze di sicurezze interne dell’amministrazione democratica della Siria del Nord) e polizia militare russa è iniziato sulla tratta tra Qamishlo e Amude, interessando anche le città di Kobane, Manbij e Dirbesiye.

Il comandante in capo delle SDF, Mazloum Abdi ha annunciato che il valico di frontiera di Semelka (verso l’Iraq) rimarrà sotto il controllo dell’amministrazione autonoma, mentre sono in corso colloqui con la Russia ed il governo siriano.

ACCORDO RUSSIA-TURCHIA: MAZLOUM ABDI “E’ CONTRO L’INTERESSE DEL NOSTRO POPOLO”

Il comandante in capo delle forze democratiche siriane (SDF) Mazloum Abdi ha tenuto una conferenza stampa ad al-Hasakah sugli ultimi sviluppi nella regione. 

Ha dichiarato di aver espresso la propria posizione sull’accordo Turchia-Russia con la Russia e di avere riserve su alcuni punti che non sono al servizio degli interessi della popolazione. Abdi ha sottolineato che i mercenari dell’esercito di occupazione turco hanno continuato a violare il cessate il fuoco, ha invitato i paesi garanti a assumersi le proprie responsabilità nei confronti di queste violazioni. Mazloum Abdi ha sottolineato che finora non c’era stato alcun accordo con la Turchia, ma c’era solo un cessate il fuoco che le fazioni dello stato turco hanno violato, mentre continuavano a lanciare attacchi. 

Abdi ha sottolineato che gli Stati Uniti non hanno fermato l’attacco turco militarmente e hanno voluto fermare l’attacco turco economicamente e diplomaticamente imponendo sanzioni positive in una certa misura, soprattutto nel forzare la Turchia a cessare il fuoco. Ha continuato, “Gli attacchi turchi continuano e questa è la responsabilità dell’America e del presidente Trump.

“Circa 400.000 persone sfollate con la forza a causa di attacchi turchi”

Il comandante in capo delle forze democratiche siriane ha chiarito che a seguito dell’attacco turco alla regione, quasi 400 mila residenti della regione sono stati costretti a sfollare a causa dei bombardamenti turchi delle città.

“Abbiamo riserve su accordi che non servono l’interesse del nostro popolo”

Per quanto riguarda l’accordo annunciato tra Turchia e Russia, Abdi ha affermato di aver dato la propria risposta alla Russia su tale accordo e di aver informato la Russia delle loro richieste. Ha aggiunto: “Non siamo d’accordo sui dieci articoli, non sono nell’interesse del nostro popolo“.

“Oggi abbiamo dato una risposta definitiva alla Russia. Abbiamo detto loro le nostre richieste e i punti che ci riserviamo di non accettare nell’accordo di Sochi. L’accordo turco-russo è venuto contro l’interesse del nostro popolo e non ne abbiamo fatto parte perché il nostro l’interesse per le persone è più importante “.

IL VIDEO DELL’INCONTRO TRA USA E SDF A SEREKANIYE E LE BUGIE AMERICANE

La North-Press Agency ha ottenuto il video della riunione di una delegazione della coalizione globale guidata dagli Stati Uniti con il Consiglio militare e civile di Ras al-Ain (Sere Kaniye) tenuto lo scorso 22 agosto 2019 per discutere del previsto “meccanismo di sicurezza” che stava per essere istituito sulla linea di confine tra Siria e Turchia.

Un giorno dopo l’incontro, il Comando Centrale degli Stati Uniti tramite il suo account “Twitter”, aveva annunciato che “Entro 24 ore dalla telefonata tra il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti e la sua controparte turca sulla sicurezza nel nord della Siria, le SDF avevano smantellato le loro fortificazioni”. Secondo la dichiarazione, le forze democratiche siriane (SDF) hanno quindi dimostrato il proprio impegno a sostenere l’attuazione del “meccanismo di sicurezza”, per avviare successivamente la prima fase dell’accordo.

Il 24 agosto, il comandante delle forze di coalizione globali in Siria e il vice comandante della coalizione globale contro lo Stato islamico (ISIS), Nicholas Bond è apparso all’assemblea generale annuale dei leader delle forze democratiche siriane in cui ha dichiarato: “Qualsiasi attacco militare da parte della Turchia sulla Siria nord-orientale influenzerà le relazioni e gli accordi con la Turchia”, sottolineando che “le forze di coalizione globali continueranno a sostenere l’SDF per portare la pace ed eliminare l’ISIS”. L’incontro ha coinciso con il ritiro dei primi gruppi di Unità di protezione popolare (YPG) dal confine con la Turchia vicino alla città di Serekaniye. 

La prima pattuglia congiunta USA-Turchia è iniziata l’8 settembre 2019 a est di Tal Abyad in coordinamento con il Consiglio militare di Tal Abyad.

Il giorno successivo elicotteri di Stati Uniti e forze turche stavano monitorando il processo di riempimento delle trincee nei villaggi occidentali di Serekabiye, come complemento della prima fase dell’attuazione dell’accordo USA-Turchia.

L’ultimo gruppo di Unità di protezione popolare (YPG) sul confine tra Serekaniye e Tal Abyad si è ritirato il 21 settembre, dopo aver distrutto le loro trincee in tre punti confinanti a est di Tal Abyad, dando il via alla secondo pattugliamento USA-Turchia il 24 settembre. Mentre le minacce turche di un attacco militare contro “Eufrate est” continuavano, la terza e ultima pattuglia turco-americana fu condotta il 4 ottobre.

L’accordo turco-americano non è stato attuato dalla dichiarazione dei due stati. La Turchia ha iniziato le sue offensive militari il 9 ottobre con un’incursione terrestre e attacchi aerei. 

Gli Stati Uniti, attraverso il suo rappresentante degli affari esteri, ha affermato in una riunione del “meccanismo di sicurezza” che, sta negoziando con la Turchia per conto della SDF per garantire gli interessi di quest’ultimo nel migliore dei modi. Mentre il funzionario delle forze speciali statunitensi “Generale Carl” ha affermato che “le forze statunitensi rimarranno nella regione se la Turchia introdurrà le proprie forze militari”, sottolineando che l’accordo del “meccanismo di sicurezza” non consente l’ingresso della Turchia, e che l’accordo non prevede alcun passo che consenta la presenza fissa della Turchia in Siria.

Le forze statunitensi si ritirarono dalla loro base nel villaggio di Tal Arqam (5 km a ovest di Ras al-Ain) un giorno dopo la chiamata tra Trump e Erdogan (6 Ottobre ndr).

Il ritiro non era stato in nessun modo menzionato durante l’incontro, al contrario, durante il suo soggiorno il generale Carl ha dichiarato che le forze USA vicino a Tal Arqam “rimarranno sul posto”.

CRISI UMANITARIA

Fonti dell’amministrazione autonoma hanno annunciato che un nuovo campo profughi è stato costituito vicino Hasahak per dare accoglienza alle decine di migliaia di profughi che sono stati costretti a lasciare Serekaniye. Alcune centinaia di famiglie si stanno dirigendo anche verso il Newroz camp, nella zona di Derik, dove per anni sono stati accolti gli ezidi in fuga dal genocidio compiuto da ISIS a Sinjar. Il campo era stato chiuso da qualche tempo dopo che gli elidi avevano fatto ritorno a Sinjar, ma questa nuova crisi umanitaria aperta dalla Turchia ha costretto alla riapertura.

“OGNI TURCO NASCE SOLDATO”

“Ogni turco nasce soldato”, “Quanto è felice colui che dice, io sono un turco”. Così cantano gli studenti di una scuola superiore nella provincia turca di Tokat. Il razzismo e l’ultra-nazionalismo sono apertamente incoraggiati da Erdogan e queste scene si ripetono tutti i giorni. 

Vi invitiamo a leggere questo ottimo articolo di Murat Cinar “Lotta contro il terrorismo e le belle ragazze curde; pornografia della guerra”

GIORNO 16 (24/10/2019) – Ore 10:30

Sebbene sembri prevalere la “calma” in buone parte dei territori della Siria del Nord, la Turchia continua a lanciare attacchi per espandere la zona sotto la sua occupazione. I mercenari turchi hanno lanciato attacchi nei villaggi ad ovest, est e sud della zona occupata, in particolare cercando di prendere il controllo dei villaggi vicini alla strada internazionale M4. Si segnala anche un bombardamento tramite drone sul municipio di Abu Rassem, est di Serekaniye. Ci sono stati scontri nel villaggio di Manajir tra Serekaniye e Tel Tamer.

Nel villaggio di Guzeliye, nei pressi della strada M4 ad ovest di Hasakah dove i turchi jhiadisti controllavano un tratto della strada, Mohammad Jamha Hussein (11 anni) è morto mentre su zio Hazaa Mustafa (60 anni) è rimasto ferito, dopo essere saltati in aria su una mina mentre pascolavano il loro gregge. Questa mattina (alle ore 10 circa) è giunta notizie di una grossa esplosione nella città di Tal Abyad, proprio di fronte al quartier generale delle forze di occupazione turche. Non appena ci saranno ulteriori notizie vi aggiorneremo.

I teli di nylon che erano stati posizionati in alcune città a ridosso del confine (tra cui Tel Tamer e Dyrbespiye) per offuscare la visibilità di droni e aerei turchi, sono stati rimossi e giungono notizie che alcuni degli abitanti stanno facendo ritorno nelle loro case. In generale la situazione dei profughi rimane disastrosa: secondo l’ONU sono almeno 180mila gli sfollati che si sono diretti in particolare verso sud, nella zona di Hasahak.

A Serekaniye l’esercito di Erdogan consolida la sua occupazione innalzando la bandiera turca sopra il municipio della città, dove circa 50.000 persone hanno dovuto lasciare le proprie abitazioni, mentre dozzine sono stati uccisi e feriti durante l’assedio della città.

Continuano a giungere notizie di furti, saccheggi e cambiamento demografico. Di pari passo la Turchia mette in atto la sua sporca propaganda per cercare di dimostrare come le forze turco/jhiadiste siano benvenute in città. Nella foto a sinistra potete osservare una persona vestiti in abiti civili mentre durante un intervista racconta di come gli abitanti soffrissero del “regime dello YPG”. A destra la stessa persone è in realtà un elemento delle brigate jhiadiste sostenute dalla Turchia.

Dopo l’atroce video di ieri, in cui i mercenari turco jhiadisti si accanivano sul corpo di una combattente YPJ mutilandolo, il meda center ha rivelato il nome della compagna Amara Renas.

Amara è stata uccisa la sera del 21 Ottobre, in pieno “cessate il fuoco”, mentre insieme ad altri compagni resisteva ad un pesante attacco turco nel villaggio di Çelbê, nei pressi di Kobane.  “Il trattamento barbaro del corpo della nostra compagna Amara, rivela come i mercenari turchi utilizzano gli  stessi metodi dello Stato islamico”, si legge nel comunicato scritto delle YPJ.

Parallelamente le SDF hanno annunciato il sacrificio del compagno  Berxwedan Amad, che ha deciso di immolarsi in un azione nel villaggio di al-Mushrafa, nei pressi di Tal Abyad il 22 Ottobre. Il martire Berxwedan si era unito alla resistenza contro l’ISIS arrivando alla città di Amed (Diyarbakir) nel Kurdistan Bakur (sud-est turco). Ha partecipato alle maggiori battaglie contro lo stato islamico, da Kobane fino ad al-Baguz.

Mentre combatteva sul fronte di Tal Abyad, ha deciso di compiere un azione di “auto-sacrificio” attaccando le linee nemiche ed uccidendo circa 20 nemici.

Sul piano diplomatico, ieri il comandante delle SDF Mazloum Abdi ha tenuto una videoconferenza con il ministro della Difesa russo Sergey Shoygu e il capo dello stato maggiore Valeriy Gerasimov. Il comandante della SDF Abdi ha discusso dell’accordo di 10 punti raggiunto il 22 ottobre da Putin e Erdogan.

Ha espresso le sue opinioni sull’accordo e ha sottolineato la necessità di porre fine alla guerra nella regione e alla tragedia umana vissuta dai civili. Inoltre, il comandante generale Mazlum Abdi ha espresso le sue preoccupazioni su alcuni articoli dell’accordo e sulla necessità di un dialogo per raggiungere un consenso.

GIORNO 15 (23/10/2019) – Ore 11:00

E’ durato circa 6 ore l’incontro tra Erdogan e Putin avvenuto ieri nella città russa di Sochi. Ancora una volta le grandi potenze regionali e internazionali si sono sedute intorno ad un tavolo per decidere del destino di milioni di persone, negoziando (come sempre) i propri interessi politici ed economici rispetto a quelle delle popolazioni che vivono in Siria.

Andiamo a leggere nel dettaglio quali sono i 10 punti parte dell’accordo Russia/Turchia:

1. Le due parti ribadiscono il loro impegno a preservare l’unità politica e l’integrità territoriale della Siria e la protezione della sicurezza nazionale della Turchia.

2. Sottolineano la loro determinazione a combattere il terrorismo.

3. In questo quadro, l’area di confine stabilita con una profondità di 32 km (20 miglia) sarà preservata. Le forze SDF-YPG vengono ritirate e disarmate.

4. Entrambe le parti ribadiscono l’importanza dell’accordo di Adana. La Federazione russa faciliterà l’attuazione dell’accordo di Adana nelle circostanze attuali.

5. A partire dalle 12:00 del 23 ottobre 2019, la polizia militare russa e le guardie di frontiera siriane entreranno nella parte siriana del confine turco-siriano per facilitare la rimozione degli elementi YPG e delle loro armi alla profondità di 30 km (19 miglia) dal Confine turco-siriano, il che dovrebbe essere finalizzato in 150 ore.

6. Le pattuglie congiunte russo-turche inizieranno con una profondità di 10 km (sei miglia).

7. Le YPG saranno rimossi da Manbij e Tal Rifat.

8. Saranno avviati sforzi comuni per facilitare il ritorno dei rifugiati in modo sicuro e volontario.

9. Sarà istituito un meccanismo congiunto di monitoraggio e verifica per sorvegliare e coordinare l’attuazione del presente memorandum.

10. Le due parti continueranno a lavorare per trovare una soluzione politica duratura al conflitto siriano all’interno del meccanismo di Astana e sosterranno l’attività del Comitato costituzionale “.

E’ evidente di come l’accordo russo-turco sia quasi identico al “meccanismo di sicurezza” che Jeffrey (inviato speciale USA in Siria per la coalizione contro ISIS) aveva negoziato in agosto, tranne che per le truppe russe al posto delle forze statunitensi. James Jeffrey è certamente tra i responsabili principali del “tradimento” USA verso le SDF, o meglio del progetto di pulizia etnica che ha implementato nei colloqui con Erdogan allineando la politica estera USA a quella della Turchia e dei gruppi jhiadisti ad essa legata. Come fa notare questo articolo del “The national interest”, il dipartimento di stato USA avevo spinto, durante i suoi colloqui con l’SDC (Consiglio democratico Siriano), a lavorare con i “ribelli” islamisti sostenuti dalla Turchia, tant’è che alle rimostranze portate dalla delegazione politica della Siria del Nord, Joel Rayburn (inviato speciale per la Sirii) ha urlato in faccia ai funzionari dell’SDC ed ha rotto una matita in faccia a un traduttore.

QUALI SARANNO IN PRATICA GLI EFFETTI DELL’ACCORDO RUSSO-TURCO?

Secondo le diverse fonti diplomatiche dovrebbe essere implementata una tregua permanente, a partire da un nuovo “cessate il fuoco” di 120 ore in cui le truppe SDF dovrebbero lasciare le postazioni sul confine e schierarsi fuori dalla fascia di 32km. Siria e Russia ritornerebbero in controllo (militare) dei territori del nord.est della Siria, in particolare di quelli lungo il confine.

La c.d. “safe zone” chiesta dalla Turchia si “riduce” dai 440×32 km iniziali, ai 120kmx32 (sostanzialmente la zona occupata ora tra Serekaniye e Tal Abyad). I rimanenti 320x32km andrebbero in mano di Russia ed esercito di Assad, mentre ci sarebbero pattugliamenti condivisi di Turchia e Russia entro una fascia di 10km.

Aldilà di quali saranno gli effetti reali di questo accordo, di cui si attende ancora la valutazione da parte dell’amministrazione democratica della Siria del Nord, appare evidente come la Turchia abbia ottenuto plateale legittimazione sia dalla Russia che dagli USA, oltre chiaramente dall’Europa che non è andata volutamente aldilà delle dichiarazioni e delle vuote parole. 

250 morti civili, centinaia di feriti, 300.000 mila nuovi profughi, pulizia etnica, cambiamento demografico, esecuzioni, violenze, torture, furti. Non una parola è stata detto su questo, sia nei colloqui USA-Turchia che in quelli di ieri tra Erdogan e Putin, segno inequivocabile che aldilà dei diversi interessi economici delle varie potenze (l’accordo UE-Turchia, la vendita di armamenti, il finanziamento di grandi opere in Turchia ecc.) quello che era l’obiettivo comune era isolare e poi spazzare una esperienza rivoluzionaria anti-statale e anti-capitalista come è quella del confederassimo democratico nella Siria del Nord.

Questo dovrebbe essere il punto di partenza per comprendere in profondità le scelte dei diversi attori in campo. 

LA RIVOLUZIONE E’ FINITA?

No. E’ frettoloso e sbagliato dire che la rivoluzione del Rojava è finita, che questa è la fine di un sogno. 

Al netto della complicata e difficile situazione attuale, c’è da considerare quali saranno le reali implicazioni degli accorsi stretti, partendo dal presupposto che Assad non può pensare di non trattare e mediare con l’amministrazione autonoma della Siria del Nord né di occupare militarmente quei territori e soffocare le istanze di autodeterminazione con sangue e repressione (almeno ce lo auguriamo).

La rivoluzione del Rojava non è nata “per caso”, non è stata “regalata” da nessuno, è l’antitesi totale di quello che rappresentano USA, Russia, Turchia, Assad, Europa e compagnia bella. E’ una rivoluzione con radici profonde, che arriva da una lotta ultra-decennale e che ha profondamente penetrato quelle che sono le dinamiche sociali, politiche e comunitarie non solo dei curdi, ma di tutte le popolazioni che vivono nell’area. Davvero pensate che basterà un accordo a spazzare via questo? Davvero pensate che basterà oppressione, colonialismo e morte per fermare tutto questo?

No, non basterà.

La scelta portata avanti a livello militare dalle SDF era già stata chiarissima: “tra il genocidio e la nostra gente, scegliamo la nostra gente” aveva dichiarato il comandante Mazloum Abdi. Ma la rivoluzione, questa rivoluzione, non si gioca solo su un piano militare, anzi è quasi il contrario. La rivoluzione ha cambiato radicalmente la vita di milioni di persone. Nell’ambito della lotta contro Stato Islamico è cresciuto un progetto multi-etnico e multi-religioso di carattere unico, organizzato in modo autonomo in consigli, comuni e cooperative in cui l’auto-organizzazione delle donne è diventata forza motrice della rivoluzione sociale. Per questo rappresenta il maggiore pericolo per gli interessi dello stato-nazione, per questo deve essere distrutta.

La rivoluzione in Rojava è diventata una fonte di speranza incomparabile per tutte e tutti coloro che sono alla ricerca di una vita oltre lo Stato, il capitale e il patriarcato. È una un faro che può mostrare agli oppressi e agli sfruttati di questa terra una via d’uscita. È l’esempio vivente che anche oggi nel 21° secolo un altro mondo è possibile. Per questo la rivoluzione non è sola, anzi è ben più forte di quanto lo era 7 anni fa.

Qualunque cosa succederà, stiamo al fianco della rivoluzione, alziamo la voce, scendiamo in strada, facciamo azioni.

La rivoluzione continua.Se vuoi la libertà devi prendertela.

O libertà o libertà!

GIORNO 14 (22/10/2019) – Ore 10:00

Alle 19 di oggi scadrà il termine del “cessate il fuoco” concordato da USA e Turchia. Come avete potuto leggere in questi giorni, la tregua non è mai stata realmente rispettata dalla Turchia e dai suoi alleati jhiadisti che hanno continuato ad attaccare e bombardare sia nell’area compresa tra Serekaniye e Tal Abyad, sia nei pressi di Kobane e Manbij. In un comunicato ufficiale, il capo delle pubbliche relazioni delle SDF Redur Xelil, ha dichiarato che a partire dal 18 Ottobre la Turchia ha violato per ben 37 volte il cessate il fuoco, attraverso 10 raid aerei e 27 attacchi di terra; 57 combattenti delle SDF sono stati uccisi e 90 sono rimasti feriti. La fine del cessate il fuoco viene accompagnato su diverse TV turche da un macabro countdown come si può vedere in questa still tratta dalla tv TRT, che si da il caso essere il canale statale. 

Dal tardo pomeriggio di ieri le truppe dell’esercito siriano, insieme ad almeno 50 militari russi, si sono diretti verso la città di Qamishlo dove in serata hanno tenuto un incontro con le SDF; è stato raggiunto un accordo per il pattugliamento congiunto (SDF – Esercito siriano con la supervisione russa) delle zone di confine tra Qamishlo e Derik (ad est) e Qamishlo e Dirbêsiyê (ad ovest. A conferma dell’accordo intorno alle 9 di questa mattina, l’esercito siriano è entrato nella città di Dirbêsiyê che, nella serata di ieri, era già stata quasi totalmente evacuata dalla popolazione civile a cause del timore di attacchi dell’esercito turco (foto Gabriel Chaim)

Nuove conferme su furti e saccheggi compiuti dai mercenari turco/jhiadisti arrivano dall’SOHR; una fonte locale ha confermato che dopo il ritiro delle forze democratiche siriane dalla città di Serekaniye, stanno avvenendo operazioni di saccheggio e furto sia nei negozi che nella case dei cittadini. Ad essere rubato è letteralmente qualsiasi cosa: mobili, televisioni, cibo, cellulari e motociclette che poi vengono rivenduti in un mercato di Tal Halaf.

L’USO DI FOSFORO BIANCO DA PARTE DELLA TURCHIA – ATTENZIONE: LE IMMAGINI POTREBBERO URTARE LA VOSTRA SENSIBILITA’

Un articolo pubblicato ieri su Newsweek, denuncia l’utilizzo di armi proibite da parte della Turchia contro la popolazione civile corredando il tutto con testimonianze e fotografia molto forti. La giornalista freelance danese Thea Pedersen, che ha documentato le ustioni da fosforo bianco negli ospedali della Siria nord-orientale, ha descritto a Newsweek scene molto forti con pelle scolorita e morta che, nonostante decenni di esperienza, i medici hanno affermato di “non aver mai visto prima“.

Era tutto in fiamme. Non c’erano proiettili. Solo fuoco” sussurra un combattente delle forze democratiche siriane di 19 anni da un letto d’ospedale a Hasakah, avendo difficoltà a parlare e muoversi a causa delle gravi ustioni provocate dal fuoco.

Essendo uno specialista delle malattie endemiche e un medico da oltre 40 anni, il dottor Abas Mansura, 65 anni, iraniano-svedese, non ha mai “visto nulla di simile” a queste ferite. “La loro pelle è diventata tutta nera, come se una sostanza è bruciata attraverso la pelle o come plastica bruciata sul loro corpo“.

Non avrei essere vivo. Sono stato fortunato. Questo è ciò sta facendo Erdogan”, afferma l’insegnante trentenne Siban Faisal che è stato ferito – e ora ha ferite infette – da un attacco aereo ad Ayn Issa dove ha perso quattro dei suoi amici nello stesso attacco.

GIORNO 13 (21/10/2019) – Ore 10:30

Alle 18 di ieri, 20 Ottobre 2019, le SDF hanno annunciato di aver ritirato tutti i propri combattenti da Serekaniye. La città è rimasta assediata dalle truppe turche e dai mercenari jhiadisti per 11 giorni, portando avanti una resistenza stoica contro il secondo esercito della NATO, non permettendo di fatto, nonostante i raid aerei, l’entrata in città delle truppe nemiche. Un enorme convoglio formato da decine di mezzi e ambulanze era entrato in città poco prima, evacuando feriti, combattenti e recuperando i corpi senza vita di alcuni abitanti.

Con il ritiro delle SDF, numerosi civili che erano ancora presenti in città (tra cui anziani e bambini), hanno deciso di fuggire per non rimanere sotto l’occupazione delle bande jhiadiste. (Foto di Delil Souleiman /AFP)

Il comandante SDF Mazloum Abdi ha dichiarato che l’accordo di cessate il fuoco riguarda solo la zona compresa tra Tal Abyad e Serekaniye e non permetteranno alla Turchia di entrare nei cantoni di Kobane e Cizire. Inoltre, parlando alla NBC, ha definito l’assalto della Turchia alla Siria del Nord come “la più grande operazione di pulizia etnica del 21° secolo e che sta avvenendo di fronte agli occhi dell’esercito americano”.

Esercito turco e mercenari jhiadisti hanno quindi occupato la città portando avanti saccheggi nei negozi e nelle case dei cittadini. Proprio ieri i terroristi della Sultan Murad Brigate, avevano pubblicato sui social le foto in cui mostravano con orgoglio l’esecuzione di 2 civili avvenuta a Serekaniye il 17 Ottobre, Mustafa Ahmad Sino e Rasho, proprietari di uno dei cafè più conosciuti della zona. 

Tra le comunità più colpite dall’attacco dell’esercito turco, ci sono quella ezida e cristiana. Dall’inizio dell’attacco turco 14 villaggi yezidi e cristiani sono stati distrutti/evecutati nelle campagne di Serêkaniyê, mentre 9 villaggi yazidi e cristiani sono stati colpiti dai bombardamenti nella zona di Tirbespiyê.  Il copresidente della Yazidi House, Ziad Abdul, ha dichiarato: “Dopo la tregua, nessuno di noi sarà in grado di tornare a casa se ci saranno questi mercenari e terroristi, perché sono criminali di guerra e sono contro l’umanità. Continuano a bombardare e uccidere il nostro popolo.

Nella tarda serata di ieri, un gruppo di attivisti locali ha bloccato il convoglio delle truppe USA nei pressi di Qamishlo mentre si dirigeva verso il valico di frontiera di di Semelka.  Tra i cartelli “All’esercito americano che sta lasciando la Siria nord-orientale. Dite ai vostri figli che i bambini curdi sono stati uccisi dai turchi e che non avete fatto nulla per proteggerli”

GIORNO 12 (20/10/2019) – Ore 10:30

Nel tardo pomeriggio della giornata di ieri, il #KurdsFreedomConvoy è riuscito a rompere momentaneamente l’assedio sulla città di Serekaniye dirigendosi verso l’ospedale della città che da giorni si trovava sotto il fuoco dell’esercito turco. Dopo giorni di tentativi falliti, la Mezzaluna rossa curda (Heyva Sor), la Mezzaluna rossa siriana e la Croce rossa internazionale sono riuscite finalmente ad entrare nella città di Serekaniye per consegnare forniture mediche e recuperare le persone gravemente ferite dall’ospedale.

In totale sono stati trasferiti 30 feriti e 4 civili uccisi, ma ci sono ancora persone uccise e ferite intrappolate in città.

Jamila Hami, co-presidente della mezzaluna rossa curda, ha dichiarato “Ci sono molti feriti nell’ospedale e nelle case, oltre a un certo numero di martiri “.

Jamila ha rivelato che i corpi di 10 martiri sono accanto all’ospedale e non sono stati in grado di recuperarli. Ha fatto appello a tutte le organizzazioni internazionali, alla Croce Rossa Internazionale e alle organizzazioni per i diritti umani affinché spingano la Turchia ad aprire un passaggio sicuro per evacuare feriti e martiri.

La Turchia ha commesso crimini terribili contro civili nelle città e nelle aree della Siria settentrionale e orientale”, ha affermato Hami. “In un giorno, 17 civili sono stati uccisi e più di 75 civili furono feriti“.

TAL ABYAD COME AFRIN: RAPIMENTI E RICHIESTE DI RISCATTO

I mercenari dell’occupazione turca hanno rapito tre fratelli del villaggio di Mongli tra le città di Serekaniye / Tel Abyad.

Le terribili violazioni che l’esercito di occupazione turco porta avanti ad Afrin sin dalla sua occupazione nel Marzo 2018 (rapimenti, furti, violenze, sparizioni) oggi si sta ripetendo nei territori occupati di recente a seguito degli attacchi sulla Siria settentrionale e orientale.

Una fonte di Tal Abyad ha riferito all’agenzia ANHA che i mercenari dell’occupazione turca hanno rapito tre fratelli dal villaggio di Mongli nel cantone di Girê Spi e hanno chiesto il riscatto ai loro parenti.

La fonte ha spiegato che i tre fratelli membri del clan Bou-Assaf hanno pagato un milione di sterline siriane come riscatto per liberare i fratelli, ma che, nonostante il pagamento del riscatto, il destino dei tre fratelli è ancora sconosciuto.

GIORNO 11 (19/10/2019) – Ore 15:30

Il cessate il fuoco continua ad essere violato dalla Turchia e dai suoi alleati jhiadisti; intorno alle 14 di oggi sono ripresi con forza i raid aerei su Serekaniye dopo la nottata in cui gli attacchi erano stati portati soprattutto con droni e con il fuoco d’artiglieria direttamente dal confine. Nella mappa qui sotto trovate in rosso i punti che sono stati attaccati durante la nottata, in giallo l’ospedale della città dove sono presenti oltre 40 feriti, tutt’ora bersagliato dai turchi.

La mezzaluna rossa curda ha annunciato che dalla dichiarazione di cessate il fuoco, ha documentato la morte di 20 civili. In questo video, diffuso dagli stessi miliziani della brigata Sultan Murad (brigata jhiadista ndr), si può vedere una colonna di mezzi e uomini muoversi tra Darbasiyah e Serenakye per preparare un attacco “”Siamo venuti per decapitarvi, infedeli, senza paese! A Dio piacendo, verremo da voi. Solo poche ore e vi mostreremo le teste decapitate. La vittoria arriva solo da Dio! Con la decapitazione!”

Così come già avvenuto ad Afrin (e come continua ad avvenire tutt’oggi) anche nella città di Tal Abyad sotto occupazione, le forze turco/jhiadiste hanno contrassegnato le case di armeni e cristiani, rubando le proprietà dei cittadini tra cui cellulari, gioielli e denaro.

L’amministrazione autonoma del nord-est della Siria ha aggiornato poco fa il bilancio delle vittime dall’inizio dell’attacco il 9 Ottobre scorso: 235 morti (inclusi 22 bambini) e 677 feriti. Funerali con migliaia di persone si stanno svolgendo le maggiori città.

GIORNO 11 (19/10/2019) – Ore 11:00

Il “cessate il fuoco” non è stato rispettato dalla Turchia.

E’ questo il messaggio diffuso ieri dall’amministrazione autonoma della Siria del Nord dopo che la Turchia ha continuato incessantemente a bombardare la città di Serekaniye. La città è completamente assediata dalle forze turche/jhiadiste, i feriti non possono lasciare la città mentre medici e ambulanze continuano ad essere bersagliate.

Secondo fonti ufficiali sono 38 le persone ferite completamente bloccate all’interno dell’ospedale di Serekaniye che, negli ultimi 2 giorni, è stato più volte bersagliato dalle forze occupanti come mostra in questo video Ersin Çaksu, giornalista si trova all’interno della città dall’inizio dell’invasione.

https://twitter.com/i/status/1185319358828044288

Dopo le terribili ustioni ripostate da diversi civili, tra cui bambini, nella zona di Serekaniye a causa dell’uso di armi proibite da parte della Turchia, in questo video che documenta i bombardamenti il 12 Ottobre a Serekaniye, si vedono più volte enormi colonne di fumo bianco alzarsi dalla città.

N.B. Abbiamo filmato le stesse identiche colonne di fumo alzarsi dalla città di Nusaybin sotto coprifuoco nel Marzo 2016.

Chuck Pfarrer ha analizzato i fotogrammi dimostrando come con grande probabilità si tratti dell’uso di fosforo bianco.

Nella sola zona di Tal Tamer e Hasakah si trovano più di 100.000 profughi ammassati in scuole, moschee, parchi e case degli abitanti locali, senza cibo, acqua e rifugio adeguato. Secondo i dati ufficiali diffusi dal KRG (Governo regionale del Kurdistan – Nord Iraq ndr) almeno 2000 persone hanno raggiunto il campo profughi nei pressi di Duhok.

Le SDF hanno annunciato che dall’entrata in vigore del cessate il fuoco, esercito turco e mercenari hanno continuato ad attaccare le loro posizioni. In un comunicato ufficiale hanno annunciato che 13 combattenti e 5 civili sono stati uccisi dalla dichiarazione di cessate il fuoco nella sola zona di Serekaniye.

Un combattente SDF ustionato dall’uso di armi proibite utilizzate dalla Turchia (foto di Gabriel Chaim)

Un nuovo massacro è stato compiuto ieri mattina con i bombardamenti portati sul villaggio di  Zarkan, circa 15km da Serekaniye, in cui sono stati uccisi 9 civili. Il convoglio civile formato da oltre 400 persone, che ieri ha tentato di raggiungere Serekankye per rompere l’assedio sulla città, ha raggiunto a piedi il villaggio di Mishrafa, scoprendo un brutale massacro compiuto dall’aviazione turca: i corpi senza vita di 16 persone sono stati recuperati da sotto le macerie. Con tutta probabilità il raid aereo era stato effettuato il 9 ottobre, durante il primo giorno dell’offensiva.

Foto ANHA

In un intervista rilasciata a ANF, Şervan Sason comandante delle SDF a Serekaniye, ha dichiarato

Tutti i combattenti dell’SDF sono la forza d’avanguardia del popolo. Qualsiasi combattente SDF sul fronte di battaglia è un’avanguardia pronta a sacrificare la propria vita per queste terre. Agiscono con questa volontà e impegno. Nessuno può resistere in questo modo contro gli aerei da combattimento che lanciano bombe per distruggerli. Stanno combattendo contro tutte le minacce mentre proteggono le loro terre e persone.

GIORNO 10 (18/10/2019) – Ore 15:00

Dopo l’annuncio in pompa magna del “cessate il fuoco” negoziato (per usare un eufemismo) tra USA e Turchia, Questa mattina l’esercito turco ha lanciato un nuovo attacco contro la città di #Serekaniye completamente assediata. Le unità SDF/YPG continuano a resistere. Il #cessateilfuoco è carta straccia.

Così come avvenuto durante tutta la giornata di ieri, un grosso attacco è stato lanciato contro l’ospedale di Serekaniye dove sono presenti dozzine di feriti a causa del l’assedio della città. Non si sono mai fermati i bombardamenti contro la città e le zone circostanti. Le immagini che giungono dagli ospedali sono terribili. Da quando è stato dichiarato il cessate il fuoco, si contano oltre 30 morti civili.

Poco prima delle 13 un grosso convoglio civile è partito da diverse città del Nord dell Siria con l’obiettivo di rompere l’assedio di Serekaniye. Il convoglio, composto da oltre 400 persone, tra cui giornalisti e internazionalisti, è stato fermati dai colpi sparati da turchi fuori a 6km dalla città. Non sono segnalati feriti.

Dopo essersi divisi per essere meno rintracciabili, si sono riuniti e stanno raggiungendo Serekaniye a piedi. Poco fa hanno raggiunto il villaggio di Mishrafa alle porte della città. Il villaggio è stato raso al suolo e sono stati trovati i corpi di almeno 12 civili uccisi barbaramente dalla Turchia.

CESSATE IL FUOCO, OVVERO L’ENNESIMO ACCORDO COLONIALE ED IMPERIALISTA SULLA PELLE DEI CURDI

Queste sono le dichiarazioni ufficiali del comandante in capo delle #SDF mazloum Abdi, ovvero queste sono le condizioni da parte curda per il #cessateilfuoco.

“Questo è un inizio. Lo stato turco non ha fermato l’invasione. Il nostro popolo, le nostre forze politiche dovrebbero aumentare la lotta, le forze politiche curde dovrebbero sviluppare e rafforzare la loro unità. La nostra gente dovrebbe sapere che l’accordo di cessate il fuoco copre l’area tra Girê Spi e Serêkaniyê. Faremo tutto il necessario per rendere il cessate il fuoco un successo. Gli Stati Uniti sono responsabili e garanti per questo cessate il fuoco che include il ritorno degli sfollati nelle loro case e non include il cambiamento demografico dell’area. Gli obiettivi degli aggressori non devono essere realizzati. Nulla è stato discusso. per le altre regioni. Le nostre forze rimangono lì.”

L’accordo “storico” raggiunto da Pence e Pompeo non sono altro che una resa totale alle richieste della Turchia, compresa la c.d. Buffer zone, ovvero la pulizia etnica di alcune milioni di persone. Gli Stati Uniti hanno ratificato un accordo senza alcuna capacità di influenzare in modo significativo la realtà sul terreno. La Turchia afferma che l’intero confine tra l’Eufrate e l’Iraq (450×30 km) sarà controllato dalle sue forze militari. Semplicemente non realizzabile.

L’intero accordo è stato pensato per essere un fallimento. Non si tratta di pace, si tratta di riformulare il conflitto, di rovesciare il ruolo delle #SDF da aggrediti ad aggressori.Nessuno accetterà questo accordo, così Trump avrà la scusa perfetta per incolpare i curdi di non aver collaborato alla pace. Pace, ovvero i curdi vengono massacrati e ai turchi non vengono contestati i crimini commessi. Come se oltre 200 morti non ci fossero mai stati. I turchi diranno “volevamo smettere di combattere, ma non hanno seguito l’accordo, non avevamo scelta”. E di fatto sul terreno sta già andando così.

GIORNO 9 (17/10/2019) – Ore 15:00

In questo momento le forze turco/jhiadiste stanno bombardando l’ospedale di #Serekaniye che era stato evacuato giorni fa, ma che a causa del blocco in entrata/uscita dalla città è nuovamente pieno di feriti. Scontri in corso mentre continuano ad arrivare notizie di morti e feriti. Un grosso convoglio di civili sta provando a raggiungere la città sotto assedio. In questo momento sono fermi a Bir Razah, 6KM dalla città.

“Siamo civili, donne e uomini, stiamo portando cibo, acqua e medicine.”

#ISIS ha affermato, circa 1 ore fa, di aver preso d’assalto una prigione delle #SDF nella città di Mahmudli (ovest #Raqqa) uccidendo 6 guardie e liberando una dozzina di donne dello Stato Islamico. Attendiamo conferme ufficiali da fonti curde

Le #YPJ hanno ufficialmente annunciato il martirio dalla compagna Dilovan. Heval Dilovan combatteva con la videocamera, faceva infatti parte dello YPJ media center. E’ stata uccisa durante la battaglia a Tal Abyad/Gire Spi

Ieri a Qamishlo si sono svolti i funerali di Mohammed Resho, uno dei due giornalisti uccisi durante il bombardamento di un convoglio civile a #Serekaniye il 13 Ottobre. I suoi colleghi hanno messo le sue telecamere sulla sua bara.

GIORNO 9 (17/10/2019) – Ore 12:20

La Turchia continua ad attaccare Serekaniye con ogni tipo di arma di guerra via area e via terra. 

La resistenza valorosa dei combattenti e delle combattenti YPG/SDF sta di fatto impedendo alle forze turco/jhiadiste di entrare in città. Nelle ultime due notte ci sono stati pesanti attacchi portati da tutte le 4 direzioni. Ieri sera le forze turche hanno inviato nuovi rinforzi sia in termini di uomini che di mezzi; in città sono arrivate le brigate jhiadiste di Jaysh-al-Islam, i famigerati “ribelli” di Ghouta est, noti per le loro “sfilate” con i prigionieri tenuti in gabbia, le torture e le esecuzioni su civili.

Hanno preso il controllo dell’entrata della città, concretizzando di fatto l’assedio ed impedendo alle ambulanze di soccorrere feriti e civili. Le autorità sanitarie hanno lanciato un drammatico appello in quanto è presente un alto numero di feriti che non possono essere soccorsi in quanto le ambulanze, come già ampiamente accaduto in questi giorni, vengono prese di mira con attacchi di artiglieria. In città non c’è acqua ne corrente elettrica, Serekaniye necessità di un corridoio umanitario ora!

USO DI ARMI CHIMICHE

Le terribili foto pubblicate dall’agenzia ANHA, confermano la denuncia di uso di armi chimiche da parte della Turchia contro i civili di Serekaniye. Il dottor Faris Hemo dell’ospedale pubblico di Hesekê ha denunciato l’uso di armi proibite da parte delle forze turche.

Parlando con la Hawar News Agency (ANHA), il medico Hemo ha dichiarato di aver curato dozzine di civili che hanno subito ferite negli attacchi in corso da una settimana.

Hemo ha sottolineato che “ Oggi, quando abbiamo esaminato i pazienti con lesioni, abbiamo visto che le ustioni erano di tipo diverso. Nonostante non possiamo stabilire esattamente quale arma abbia causato queste ustioni, possiamo dire che lo stato turco ha usato armi chimiche ”.

L’utilizzo di armi chimiche contro i civili da parte della Turchia è una pratica consolidata e che abbiamo documentato direttamente a Nusaybin durante il coprifuoco del 2016 che ha portato alla distruzione della città e alla morte di centinaia di civili.

Uso di armi chimiche a Nusaybin – Aprile 2016

L’ultima bilancio pubblicato questa mattina dalla autorità sanitaria del Rojava è tragico: sono stati uccisi 218 civili tra cui 18 bambini, i feriti sono 653 di cui 35 bambini. Tra le vittime civili da sottolineare come 5 medici della mezzaluna rossa curda siano stati uccisi dai bombardamenti turchi mentre stavano soccorrendo feriti. L’ultimo in ordine di tempo è il paramedico Hail al-Saleh, ucciso da un raid turco nei pressi di Serekaniye.

GIORNO 8 (16/10/2019) – Ore 20:10

Dalle primissime ore del pomeriggio è ricominciata con forza l’offensiva turco/jhiadista contro la città di Serekaniye. Come avvenuto la scorsa notte, l’attacco è stato portato da 3 diverse direzioni, il tutto accompagnati da pesanti bombardamenti aerei. La battaglia è ormai trasformata in guerra urbana. Le YPG/SDF stanno mettendo in atto una resistenza che ricorda da vicino quella che tutto il mondo ha imparato a conoscere nella città di Kobane.

Le potenti immagini diffuse da ANF raccontano della resistenza contro il secondo esercito della NATO che da 8 giorni non riesce a sfondare le linee di difesa ed entrare in città.

Nel pomeriggio le forze turche hanno mandato rinforzi ed in particolare diversi carri armati stanno attaccando la città, come sempre appoggiati dai raid aerei. Le forze turche sono riuscite a bloccare l’entrata della città. Civili e feriti sono bloccati ed inoltre ci sono diversi report di come i turchi stiano prendendo di mira le ambulanze che cercano di accorrere nell’area.

LA TURCHIA USA FOSFORO E NAPALM A SEREKANIYE

E’ questa la denuncia che arriva da Aldar Xelîl, membro del consiglio direttivo di TEV-DEM ( movimento per la società democratica). Secondo Xelîl i report medici che arrivano dagli ospedali, confermano che la Turchia sta utilizzando armi chimiche vietate dalle convenzioni internazionali. La foto (che abbiamo offuscato) di un bambino ferito il 15 Ottobre a Serekaniye, con terribili ustioni su tutto il corpo, sembra confermare questa dichiarazione. 

Oggi le forze USA hanno definitivamente abbandonato la loro base subito fuori Kobane. Prima di andare via, come si può notare in questa foto dell’agenzia ANHA, hanno letteralmente fatto esplodere i mezzi ed il materiale rimasto.

Poco prima delle 19 sono iniziate ad entrare a Kobane i primo mezzi dell’esercito siriano.L’arrivo delle truppe di Assad è stato “accolto” in modo molto freddo dalla popolazione, che pure si è riversata in strada come si può notare da immagini e video. Per la prima volta dal 19 luglio 2012, giorno in cui è iniziata la rivoluzione in Rojava, l’esercito siriano entra in città.

Oggi pomeriggio è stato pubblicato il video che immortala il momento in cui un F16 turco ha bombardato un convoglio di civili a Serekaniye. Le immagini sono chiare ed evinienzano, ancora una volta, i crimini contro l’umanità compiuti da Erdogan.

E’ stato pubblicato oggi il documento ufficiale dell’autopsia effettuata sul corpo di Hevrin Khalaf, uccisa barbaramente dalle forze jhidiste sostenute dalla Turchia il 12 ottobre.

Ne riprendiamo alcune parti:

“La donna è stata colpita con un corpo solido sulla testa che ha prodotto una fattura. Colpita con corpi solidi anche sulla gamba sinistra che ha procurato la frattura di due ossa. È stata trascinata per i capelli e questo ha prodotto il distacco della cute nella parte posteriore del capo. Successivamente è stata colpita con colpi di arma da fuoco in testa da una distanza di circa 40-75 cm. Dopo essere caduta a terra è stata colpita con 4 spari nell’addome. L’autopsia indica l’orario della morte a circa 6-8 dopo la detenzione.”

Così è stata uccisa Hevrin Khalaf, politica e attivista per i diritti delle donne, durante l’offensiva della Turchia, paese della NATO. Il corpo martoriato dalle torture.

Chiudiamo il report di oggi con la notiza che oggi facebook ha chiuso e/o oscurato molte pagine, di confroinformazione e di movimenti sociali, che negli ultimi giorni stavano svolgendo un importante lavoro di informazione rispetto a quanto sta avvenendo nella Siria del Nord.

GIORNO 8 (16/10/2019) – Ore 09:30

Dopo 8 giorni di attacco via area/terra, l’esercito turco ed i suoi alleati jhiadisti, continuano a non riuscire a penetrare nella città di confine di Serekaniye. Nella tarda serata di ieri l’esercito turco ha lanciato un violento attacco accerchiando la città da 3 assi, con largo utilizzo di truppe di terra, artiglieria pesante e molti raid aerei, anche sul centro città.

Video delle YPJ da Serekaniye

Ancora una volta l’attacco è stato respinto, ed anzi il contrattato delle forze dello YPG e delle SDF ha inflitto pesanti perdite al nemico; secondo diversi report locali (ancora da confermare) l’esercito turco avrebbe chiuso il valico di frontiera (aperto per far passare le truppe di terra) a causa del contrattacco delle SDF.

In questo video (ancora da verificare) alcuni delle truppe jhiadiste sostenute dalla Turchia starebbero comunicando il loro ritiro da Serekaniye:

Al comandante di Sultan Murad (una brigata jhiadista n.d.r.): abbiamo iniziato a ritirarci, solo 20 uomini rimasti e poche munizioni.

Ieri nel tardo pomeriggio, un veicolo blindato appartenente all’esercito turco, è stato preso dalle SDF dopo che era stato velocemente abbandonato tra i villaggi di Alya e Erbagin, a 20km circa da Tel Temer. 

L’altra città di confine sotto attacco, Tal Abyad, è per lo più occupata dalle forze turche/jhiadiste, ma rimangono zone di resistenza con azioni di contrattacco portate avanti dalle SDF in particolare nei villaggi ad est della città.

A Kobane la situazione in città è abbastanza tranquilla, mentre invece si segnalano scontri e sporadiche incursioni turche nei villaggi ad ovest della città, in particolare a Siftek e Bubane. Ieri alcuni villaggi ad est della città sono stati bombardati. Per questo centinaia di persone sono state costrette a lasciare le loro case.

La situazione umanitaria continua a rimanere disastrosa. Ieri MSF ha comunicato di aver dovuto lasciare la Siria del Nord perché non riusciva più a garantire la sicurezza del personale presente. La maggior parte delle ONG ha già lasciato la Siria, mentre l’amministrazione autonoma della Siria del Nord ha valutato in circa 275mila le persone sfollate a causa dell’attacco turco. C’è assoluta mancanza di cibo, latte materno, acqua e medicine. I profughi sono per lo più accampati in situazioni di totale emergenza, a volte dormendo letteralmente per terra ed i condizioni igienico-sanitarie non degne.

L’ultimo bilancio ufficiale che arriva dall’ospedale di Tel Tamer parla di 78 morti e 300 feriti.

In tutta la Siria del Nord, migliaia di persone continuano a salutare i martirii della resistenza. (Foto di Delil Souleiman – AFP)

GIORNO 7 (15/10/2019) – Ore 18:20

Giungono notizie di continui bombardamenti aerei da parte delle forze turche a Serekaniye. Buona parte della città è ridotta in macerie. Circa un ora fa i mercenari turchi hanno provato ad entrare in città dalle aree di Hawernê e Sinaa, ma l’attacco è stato respinto. Nella sola giornata di ieri 23 combattenti YPG/YPJ sono caduti martiri per difendere Serekaniye.

La combattente YPJ Rojînda Qendil morta in battaglia l’11 Ottobre a Serekaniye

In questa video-intervista pubblicata dall’agenzia ANHA il combattente Cudi Kobane, 58 anni, dice:

“Ho due figli combattenti. Entrambi sono ora in prima linea. Sacrificheremo le nostre vite, ma non lasceremo la nostra terra. La nostra gente ci sta supportando.”

In questo momento un importante offensiva turca si sta concentrando nell’area di Tal Tamer (dove si sono rifugiati migliaia di sfollati ed è presente un ospedale da campo della mezzaluna rossa curda). In questo momento gli scontri sono intensi e si stanno verificando a circa 20km ad ovest della città, nei pressi dei villaggi di Aley e Arbaeen. Circa 1 ora fa ANHA ha battuto la notizia secondo cui un convoglio militare turco/jhiadista è stato colpito dalle SDF: 8 veicoli sono stati distrutti e ci sarebbero diverse vittime tra militari e jhiadisti.

Proprio in questo senso arriva notizia di un gran via vai di ambulanze nella città di Urfa (Turchia).  Si è appreso che l’aeroporto GAP di Urfa è stato in parte chiusi al pubblico e che elicotteri militari trasportano feriti da tutto il giorno. Secondo alcuni report, durante la notte molte ambulanze hanno trasportato feriti da Akçakale e Ceylanpinar all’ospedale di formazione e ricerca Mehmet Akif Inan di Urfa.

Nel primo pomeriggio è scoppiato nuovamente il caso nel campo profughi di Ayn Issa. Le famiglie dei miliziani ISIS presenti nel campo hanno dato fuoco a tende e strutture. 

Le SDF sono riuscite a rintracciare e fermare 15 donne dell’ISIS di nazionalista turca e kazaka che stavano provando a raggiungere le zone occupate dai loro amici jhiadisti sostenuti dalla Turchia.

GIORNO 7 (15/10/2019) – Ore 13:00

Dopo gli intensi bombardamenti della mattina, gruppi di mercenari turchi hanno provato a prendere il contro dell’entrata sud di #Serekaniye, ma l’attacco è stato respinto. In questo momento gli scontri si registrano nei villaggi ad ovest della città.

Report da #TalAbyad informano che la città è quasi totalmente sotto il controllo delle forze turche occupanti. Ci sono però anche zone della città in cui continua la resistenza delle #SDF.

Poco fa una veicolo civile è stato colpito dai jhiadisti sostenuti dalla Turchia nei pressi del villaggio di Ebû Sirê, vicino la città di Ayn Issa. 2 civili sono stati uccisi, un altro in condizioni critiche è stato trasportato in ospedale.

http://www.jinnews6.xyz/en/ALL-NEWS/content/view/121479

COSA SUCCEDE A NUSAYBIN?

Per la prima volta proviamo ad andare “sopra il confine”, in particolare nella città curda di Nusaybin, dal lato opposto del confine rispetto a Qamishlo. In questo articolo dell’agenzia Mezopotamya Ajansi viene fatta un pò di chiarezza sulle tante voci che si sono rincorse in questi giorni.

Dopo una settimana di attacchi alla Siria settentrionale e orientale, 12 persone hanno perso la vita al confine con Nusaybin e molte famiglie sono emigrate. Un gran numero di mortai e razzi è caduto nel distretto. Fatma Yildiz (47) e i suoi figli Leyla Yildiz (16) ed Emine Yildiz (12) sono morti a causa di un mortaio esploso il 10 ottobre. L’11 ottobre, 9 cittadini hanno perso la vita a causa della caduta di mortai, oltre 70 cittadini sono rimasti feriti a causa delle esplosioni. Il trattamento della maggior parte dei cittadini feriti continua negli ospedali di Nusaybin, Kızıltepe, centro Mardin, Diyarbakır e Batman.
L’Amministrazione autonoma della Siria settentrionale e orientale e le forze democratiche siriane (SDF) hanno annunciato che i mortai non sono stati in nessun modo lanciati dal territorio siriano. Il portavoce del SDF Kino Gabriel, ha affermato che le SDF non hanno nulla a che fare con questi attacchi, ricordando come sia nel 2014 sia poco prima dell’operazione di Afrin, la Turchia abbia effettuato operazione di “false flag” lanciando razzi contro le città turche direttamente dal proprio territorio (dettagli qui).

Dopo la morte di 9 persone il ministro degli Interni turco Süleyman Soylu è arrivato in città. Alle famiglie è stato chiesto di contrassegnare le case con la camera ardente con bandiere turche, ma le famiglie non lo hanno accettato. Reazioni simili ci sono state durante le visite in ospedale ai feriti.

Intanto in un servizio di @itvnews tutta la brutalità della guerra turca contro le popolazioni della Siria del Nord. Le urla dei bambini, dei feriti. Maledetti.

GIORNO 7 (15/10/2019) – Ore 10:30

E’ stata una nottata di resistenza quella appena trascorsa nella Siria del Nord. La città di Serekaniye, assediata da giorni da migliaia di forze dell’esercito turco e delle brigate jhiadiste sostenute da Erdogan, è totalmente sotto il controllo delle SDF dopo che 3 giorni fa alcune aree a nord-est erano state occupate e le forze curdo/arabe erano concentrate soprattutto nel centro città.

Una combattente YPJ dentro Serekaniye (Foto YPJ)

Dopo continui attacchi supportati da raid aerei, diversi report parlano di un attacco a sorpresa da parte delle SDF che ha colto di sorpresa il nemico: alcune brigate jhiadiste si sarebbero addirittura ritirate in Turchia lasciando il posto alle forze speciali turche, che tuttavia, ancora questa mattina, non riescono a sfondare le linee di difesa. Anche il villaggio di Tal Halaf, ad ovest della città, è riportato essere nuovamente in mano alle SDF.

Una resistenza, quella di questa piccola cittadina di confine, che sta ricordando quella eroica portata avanti a Kobane. Da 6 giorni il secondo esercito della NATO con mezzi e numeri non comparabili a quelli delle SDF, supportato da raid aerei, non riesce a sfondare grazie alla determinazione ed alla capacità di muoversi in città infliggendo pesantissime perdite al nemico con tecniche di guerriglia urbana.

A Serekaniye sta combattendo e morendo la meglio gioventù: le YPJ (Unità di autodifesa delle donne) hanno annunciato il martirio della combattente Heval Rojînda, una bellissima voce ed un cuore pieno di coraggio.

Dalle prime ore del mattino le rose turche stanno attaccando l’area ad ovest di Kobane. ANF riporta che i combattenti SDF hanno risposto colpendo le basi turche attraverso i villaggi di Boban e Siftekê. Dopo l’attacco di ieri pomeriggio da parte delle forze turche contro la città di Manbij ieri sera i mercenari hanno bombardato il villaggio di Umm Adasa al-Farat , situato nella campagna occidentale della città di Manbij, con decine artiglieria pesanti e razzi.

A seguito del barbaro bombardamento del villaggio sono stati uccisi due civili, Ahmed Abdullah e Mohammed Abdullah al-Safri. Tredici civili, compresi bambini, sono rimasti feriti nel bombardamento. Sono stati portati all’ospedale al-Furat a Manbij. Secondo il personale medico, ci sono 3 casi critici tra i feriti.

Intanto un nuovo comunicato della mezzaluna rossa curda definisce la situazione dei civili un disastro umanitario.

Dopo il bombardamento del campo profughi di Ayn Issa, la maggior parte delle ONG internazionali ha lasciato la Siria del Nord e la situazione è gravissima con mancanza di rifugio per i profughi, cibo e acqua potabile.

La Turchia sta continuando a prendere di mira medici e ambulanze. Alla stesura dell’ultimo comunicato, le truppe turche stavano avanzando verso Tal Tamr, dove la mezzaluna rossa curda ha creato un ospedale da campo che sta accogliendo i feriti dalla zona più calda degli scontri. C’è la possibilità che l’ospedale debba essere spostato nelle prossime ore.

La mezzaluna rossa curda è al momento l’unica organizzazione sanitaria attiva a presente nella Siria del Nord. Sono eroi e eroine. Per favore supportiamoli facendo una donazione

https://buonacausa.org/cause/emergenza

L’operazione turca ha prodotto fino ad oggi almeno 200mila profughi. In questo triste video il giornalista chiede alla bambina:

-“Perché stai scappando?”

– “Stiamo scappando perché vogliono stuprarci” 

Ancora propaganda: da ieri viene trasmesso in continuazione da tutte le maggiori tv turche il video di un “commando turco” che entra in quello che dicono essere una prigione dove era detenuti membri dell’ISIS a Tal Abyad. La narrazione di regime afferma che i curdi avrebbero liberato miliziani dell’ISIS per alimentare il caos in zona. Peccato che a Tal Abyad non ci siamo MAI stata nessuna prigione con membri di ISIS

GIORNO 6 (14/10/2019) – Ore 19:00

Circa 1 ora fa le forze turche/jhiadiste hanno lanciato un attacco contro Manbij (ad ovest dell’Eufrate) lungo la linea di confine marcata dal fiume Al-Sajour. L’attacco è stato prontamente respinto dalle forze SDF e dall’esercito siriano. Un veicolo è stato distrutto e 4 mercenari uccisi. Stanno continuando con grande intensità gli scontri a Serekaniye. Poco fa sono stati segnalati nuovi bombardamenti aerei sulla città, segno che le forze turche/jhiadiste non riescono ad avanzare.

Per quanto riguarda Tal Abyad, l’altra città sul confine sotto assedio, le SDF sono riusciti tramite un attacco a sorpresa ad infliggere durissime perdite al nemico. I bombardamenti, soprattutto aerei, stanno continuando in queste ore.

Intanto il giornalista curdo Nazım Daştan ha pubblicato alcune foto della prigione di Ayn Issa dove erano detenuti centinaia di miliziani dell’ISIS. La prigione è completamente vuota a causa della fuga di massa avvenuta ieri grazie all’offensiva della Turchia.

Come funziona la propaganda turca? Ve lo spieghiamo con questo “simpatico” siparietto andato in onda poco fa sulle tv turche.

Nella foto a sinistra il “giornalista” turco riporta di essere in Siria, a Tal Abyad, dove le postazioni di difesa YPG sarebbero state “abbattute”. Nella foto a destra un altro giornalista trasmette dalla città di confine di Ceylanpinar (la città di fronte sembra essere Serekaniye). Peccato che entrambi stiamo trasmettendo dallo stesso edificio.

GIORNO 6 (14/10/2019) – Ore 15:00

Da circa 30 minuti sono in atto pesanti scontri tra #SDF e miliziani dell’#ISIS nel campo profughi di Ayn Issa che ospita migliaia di famiglie dell’ISIS. Non è ancora molto chiaro come i miliziani abbiano ottenuto le loro armi, nonostante si parli di un ruolo turco nel procurarsele. Ieri in più di 800 tra membri dell’ISIS e famiglie, sono fuggite dal campo in seguito al caos provocato dai bombardamenti turchi.

Proprio ad Ayn Issa sono arrivate poco fa delle truppe di Assad che si stanno concentrando nei luoghi degli scontri. Secondo diversi reporter presenti sul terreno, l’esercito di Assad è in arrivo anche a Kobane dopo il rallentamento subito questa mattina.

Le truppe di Assad nei pressi di Ain Issa (foto ANF)

A Serekanye continuano gli scontri. Fortissima resistenza da parte delle #SDF. Non ci sono avanzamenti da parte dei mercenari turchi da quasi 48 ore. Nei bombardamenti di questa mattina feriti 8 civili, tra cui bambini.

Un bambino ferito durante i bombardamenti di questa mattina a Serekaniye (Foto ANF)

GIORNO 6 (14/10/2019) – Ore 13:00

Continua la resistenza di #Serekaniye, nuovo bilancio delle vittime, proteste a Diyarbakir e l’accordo tra SDF e Assad.

#Thread #Rojava #Siria #SDF

Una combattente #YPJ a Serekaniye (Foto ANF)

Oggi entriamo nel sesto giorno dell’offensiva turca contro il Rojava. Continuano gli scontri nelle due città di confine di Tal Abyad e Serekanye. Entrambe le città resistono da giorni nonostante l’assedio venga portato da 3 lati. I villaggi intorno alle 2 città sono occupati ed in queste foto i mercenari jhiadisti sostenuti dalla Turchia, calpestano le foto dei martiri caduti nella guerra di liberazione contro ISIS.

Dalla prima serata di ieri sono ripresi con forza anche i bombardamenti a Serekanye, dopo che nel pomeriggio un convoglio civile era stato bombardato dai turchi provocando una strage.

Le forze turche/jhiadiste hanno provato questa notte a penetrare in città da nord-est, ma l’attacco è stato respinto. Le #SDF, in un comunicato ufficiale, riportano 2 carri armati turchi distrutti e circa 27 mercenari uccisi, per lo più attraverso l’utilizzo di cecchini.

Il comandante Sîdar Qamişlo presente a Serekanye a dichiarato a ANF

“Ieri c’è stato un attacco molto violento contro di noi. È iniziato alle 10 del mattino ed eravamo circondati. Anche gli aerei da guerra ci hanno bombardato. 8 dei nostri amici sono rimasti feriti. Solo quattro di noi erano incolumi. Siamo rimasti circondati fino alle 2 del mattino di ieri. Abbiamo superato l’assedio e salvato i nostri amici feriti. Quindi abbiamo ricominciato l’operazione e abbiamo preso il controllo dei punti occupati “. 

Ieri sera un team medico diretto proprio a Serekanye è stato colpito da un bombardamento. Dalle prime notizie di questa mattina, sembra confermata la morte di uno dei medici della mezzaluna rossa curda.

Poco fa è giunta la notizia che i bombardamenti turchi a Serekanye hanno provocato questa mattina l’uccisione di un civile ed il ferimento di due. Purtroppo arriva anche la notizia che Mihemmed Efrîn, giovane reporter di Sterk TV ferito nel bombardamento del convoglio di ieri, è morto questa mattina a causa delle ferite riportate.

Mihemmed Efrîn (Foto ANF)

I bombardamenti e l’uso di artiglieria pesante dal confine turco, è continuato tutta la notte anche su altre aree. A Dirbesiye questa notte 1 civile ucciso e 3 feriti a causa del fuoco turco.

Ancora nessuna notizia dei 4 medici di mezzaluna rossa curda, rapiti ieri mattina dalle forze turche mentre con 2 ambulanze cercavano di raggiungere la città di Tal Abyad.

Il bilancio delle vittime aggiornato a questa mattina è di 75 morti civili e 450 feriti. 70 combattenti SDF sono morti e 110 sono rimasti feriti durante le battaglie per Tal Abyad e Serekanye. Ricordiamo che i bilanci sono sempre parziali, perchè molte zone sono irraggiungibili a causa dei combattimenti.

Hesen Emîn, manager del Lêgerîn Hospital di Til Temir (foto ANF)

Ci sono circa 200.000 persone che sono state costrette ad abbandonare le loro case a causa dei bombardamenti turchi. In queste foto di Jack Shahine ecco come gli abitanti di Kobane hanno trascorso la scorsa notte.

Ieri si sono svolti i funerali di Hevrin Khalaf, barbaramente uccisa dai mercenari al soldo della Turchia. Il giornale turco Yeni Safak ha definito la sua uccisione come “un operazione di successo”.

N.B. Da ieri il corriere della sera titola così “Hevrin Khalaf, paladina dei diritti umani, violentata e lapidata per strada.” Poi se si scorre l’articolo si legge “  Lei trascinata giù dalla vettura, forse violentata.” Non c’è nessuna prova che sia stata violentata (anzi le fonti curde dicono il contrario), tantomeno lapidata. Non si scrive a carattere cubitali “violentata” se poi nell’articolo scrivi “forse”.

Questa scene arrivano da Amed (Diyarbakir) nel Kurdistan turco, dove questa mattina la polizia di Erdogan sta bloccando gli attivisti che dalla sede HDP volevano partire in corteo per protestare contro l’operazione militare.

Arriviamo al fatto che sta “appassionando” i rivoluzionari da tastiera. Come ampiamente preannunciato nella conferenza stampa del 12 ottobre, le SDF hanno annunciato un accordo con l’esercito siriano per difendere i confini dall’attacco turco.

In questo articolo di Mazloum Abdi, comandante in capo SDF, viene spiegato in modo limpido e trasparente cosa ha portato a questo accordo.

Da queste notte regna la confusione totale (su twitter) con notizie che si rincorrono, per lo più false e tendenziose. Non mi va di rilanciare notizie non verificate, di certo c’è al momento la presenza dell’esercito siriano a Tabqa (ben lontano dal confine turco-siriano) e nei pressi di Manbij. Come si può leggere nello stesso comunicato diffuso dall’amministrazione autonoma della Siria del Nord, le truppe di Assad verranno schierate lungo il confine, in particolare nella zona tra Manbij e Kobane.

Ci sarebbero notizie sul fatto che le forze USA ancora in zona starebbero bloccando l’entrata delle truppe di Assad a Manbij e Kobane. Potrebbe essere assolutamente vero, ma IMO è più che altro un operazione per completare il ritiro in sicurezza senza trovarsi di fronte russi o militari di Assad.

Seguiamo l’evolversi della vicenda, ma ci appassiona poco. Bisognerà capire i termini dell’accordo effettivo sul campo, visto che anche ad Afrin c’era stato un accordo simile (anche se erano state inviate poche truppe delle NDF) e poi sappiamo come è andata a finire.

Di certo c’è che ogni notizia sulla creazione di una no-fly zone sulla Siria del Nord (che poi di fatto è l’unica richiesta avanzata dai curdi) sono false. Aggiornamenti a seguire.