Alla rovescia

STORIA DELLO SCIOPERO AL CONTRARIO DI SONNINO

A cura di Diego Altobelli

A Sonnino, in provincia di Latina, nel 1952, una piccola comunità di disoccupati alla fame inizia uno Sciopero a rovescio costruendo una strada nella speranza che lo Stato li assuma per finirla ma, dopo uno scontro con le Forze dell’ordine, la strada non viene più terminata e se ne perde la memoria. 

Cos’è una strada? Senz’altro il primo mezzo di comunicazione ideato dall’uomo per connettersi con i propri simili. Da sempre le strade sono il vettore di scambi materiali e culturali, luoghi archetipici che permettono a persone, merci e idee di muoversi. Una strada che si staglia verso l’orizzonte è la chiara rappresentazione del viaggio. È il simbolo del progresso, del futuro, la metafora del percorso che ognuno compie per giungere a mete più o meno esistenziali. Cosa rende utile una strada per uomini e donne e la loro comunità? Il fatto che conduca a una destinazione e che sia utile percorrerla. 

Ma allora dove porta la strada interrotta e senza nome di Sonnino? Se oggi usassimo un navigatore per arrivare a Sonnino, una volta su in paese, a un certo punto, continuerebbe a ripetere di fare inversione e di tornare indietro perché la strada sterrata non porta da nessuna parte. Eppure è lì. Solo che finisce inghiottita dalla collina. È la strada dello Sciopero a Rovescio, uno sciopero che vide unite all’inizio degli anni ’50 molte famiglie per più di un mese, in una lotta faticosa e appassionata per chiedere pane e lavoro. 

Lo Sciopero a rovescio fu “una originale e irripetibile forma di lotta che consisteva, esattamente, nel Rovescio dello sciopero ovvero far lavorare i disoccupati come forma di protesta” (Vittorio Foa in G. Cantarano Alla Riversa, Dedalo 1989). 

Un operaio che lavora in fabbrica per far valere i propri diritti poteva infatti scioperare ma un contadino senza lavoro cosa poteva fare? Unirsi ad altri e inventarsi un lavoro di pubblica utilità. Un’opera di cui la collettività avrebbe potuto beneficiare. Spesso queste lotte si trasformavano in veri e propri contratti di lavoro da parte dello Stato che finanziava le opere pubbliche iniziate dai manifestanti. Il messaggio della lotta era chiaro: il diritto/dovere di lavorare non doveva essere solo al servizio di sé e della propria famiglia ma della collettività, proprio come espresso nell’Articolo 4 della nostra Costituzione. 

Nei giorni dello Sciopero a rovescio, giunsero a Sonnino due ragazzi del PCI con una macchina da presa, e iniziarono a riprendere gli scioperanti. I carabinieri che sorvegliavano la strada tentarono di requisire la pellicola ma alcune ragazze la nascosero riuscendo così a sfuggire alle forze dell’ordine e a tornare in paese, dove restituirono la pellicola ai registi. Quei due ragazzi erano Giuseppe De Santis e Gillo Pontecorvo e questa piccola serie autoprodotta è il racconto di come sono state ritrovate queste immagini grazie all’aiuto dell’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico – AAMOD e dei Sonninesi. 

Dopo aver visto questo breve documentario, il Sindaco ha avviato le pratiche per rinominare la strada senza nome di Sonnino. 

Si chiamerà “via dello Sciopero a Rovescio”. 

Nell’introduzione scritta dall’autore Diego Altobelli sul suo blog, i motivi del perché ha deciso proprio in queste settimane di emergenza di rendere pubbliche le interviste.